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Basta selfie sui luoghi della Shoah: il progetto shock che ha sconvolto i turisti tedeschi

Basta selfie sui luoghi della Shoah“: questo è il titolo dl progetto shock curato dall’artista israeliano Shahak Shapira, emigrato con la famiglia a Berlino quando aveva 14 anni. Selfie con pose yoga, sorrisi inopportuni, disattenzione e mancanza di empatia sono al centro della sua polemica verso quei “turisti” che, passando davanti a quelle 2711 stele – site in Cora-Berliner Strasse a ricordo delle sei milioni di vittime della Shoah – mostrano poco tatto e scarsa comprensione della sacralità del momento.

L’artista ha recuperato decine di fotografie, creando fotomontaggi e catapultando i soggetti delle stesse all’interno dei campi di sterminio nazisti. E’ un opera di denuncia e provocazione che è diventata subito virale sul web. Il nome della pagina web che Shahak ha creato è YOLOcaust dove YOLO sta per  “You Only Live Once”, “si vive una volta sola”, uno degli hashtag più utilizzati dai giovani sui social network e la parola Olocausto.

“Queste immagini dimostrano quanto facilmente si possano dimenticare le tragedie del passato” – ha dichiarato – “il progetto è stato “chiuso, poiché le persone ritratte nelle foto e nei selfie sono finite messe alla berlina, a livello internazionale, senza il loro consenso. Inoltre l’artista spiega che il progetto è concluso perché ha raggiunto tutte e 12 e persone che avevano scattato i selfie. Il sito è stato visitato da 2 milioni di persone.

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