Lazzaro Felice e la descrizione di una bontà assoluta che non esiste più. Sarà questo il miglior film?

“Volevo raccontare una bontà così assoluta da risultare quasi imbarazzante. Volevo raccontare la fine della mezzadria. La fine di un tempo di miseria che coincide con l’inizio di un’altra miseria, diversa e altrettanto profonda”. Con questa dichiarazione rilasciata all’Huffington Post, Alice Rohrwacher, descrive il film della quale è regista: Lazzaro Felice.

Candidato all’edizione 2019 dei David di Donatello nella categoria di “Miglior Film” (assieme a “Chiamami col tuo nome”, “Dogman”, “Euforia” e “Sulla mia pelle”) racconta del giovane Lazzaro, contadino poco più che adolescente dall’animo buono, umile, disponibile, a volte ingenuo. Il suo carattere mito e pacato, però, oltre a essere indicatore di una bontà d’animo straordinariamente nobile e umana, è, al tempo stesso, il punto debole sul quale il malizioso di turno riversa le sue cattiverie. Egli conosce e diventa amico di Tancredi, figlio della machesa Alfonsina De Luna, donna determinata, dal carattere solido e dalla forte personalità (requisiti, questi, che le valgono l’appellativo di “Regina delle sigarette”, con chiaro riferimento al “businness” nel quale si cimenta). La loro amicizia si rafforza ulteriormente quando Tancredi chiede a Lazzaro di aiutarlo a organizzare il suo stesso rapimento e prosegue fino al punto da spingere Lazzaro a recarsi, per la prima volta in vita sua, nella grande città alla ricerca di Tancredi.

Un film dalle tinte drammatiche, descrittivo, come la stessa Rohrwacher ha sottolineato, di un lato umano – quello della bontà assoluta – che nei tempi che viviamo sembra essere diretto al tramonto con estrema e feroce rapidità. In questa pellicola l’impronta della regista (sorella della ben più nota Alba, attrice punta di diamante del cinema italiano) è ben rappresentata da scelte coraggiose, intuizioni interessanti e momenti di grande spessore. Se ciò è possibile, però, è anche grazie, e soprattutto, a una trama coinvolgente e straordinariamente empatica. Un film che gioca sulle emozioni e sulle sensazioni, sugli attimi – spesso conditi in salsa agrodolce – e sugli sguardi che, in più di un’occasione, valgono più di mille parole.

Nel cast troviamo Adriano Tardiolo, Tommaso Ragno, Alba Rohrwacher, Luca Chikovani, Agnese Graziani, Sergi Lòpez, Natalino Balasso e Nicoletta Braschi. Proprio riguardo Adriano Tardiolo la regista ha raccontato che quest’ultimo ha ricevuto la parte dopo essere stato adocchiato dalla casting del film (Chiara Polizzi, ndr) all’interno di una scuola. Non era un attore professionista e non ha mai avuto ruoli di peso ma qualcosa è scattato e, di conseguenza, la sensazione che fosse il più adatto per ricoprire il ruolo di “Lazzaro” è andata crescendo. Ma convincerlo non è stato facile. Solo grazie a un’opera di convincimento Tardiolo alla fine si è deciso a vestire i panni del protagonista di “Lazzaro Felice”.

Questo film è una descrizione di una realtà che si sta perdendo e che faticosamente viene difesa. Dai colori alle luci, passando per i suoni e gli odori di una natura meravigliosa, incontaminata, di profonda e sincera devozione alla terra che ospita il mondo contadino, “Lazzaro Felice” ne è ritratto e incarnazione. Ma l’elemento fondante questa pellicola è quell’aspetto dell’essere umano, quel lato sempre più celato agli occhi del contesto sociale che ognuno di noi si trova a vivere, che è la bontà d’animo, la disponibilità, la semplicità. E, probabilmente, in queste due ore di lavoro il messaggio che viene lanciato allo spettatore è chiaro e inequivocabile: scavare dentro il profondo del nostro cuore e della nostra anima per fare appello ai sentimenti più nobili della nostra vita terrena. Una vita certamente difficile, ma in cui l’amore può ancora giocare un ruolo fondamentale.

Antonella Valente
Informazioni su Antonella Valente 169 Articoli
GiornalistaT&M Giornalista Pubblicista | Dottoressa in Giurisprudenza Teatro | Cinema | Cultura

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