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Attenzione a ciò che scrivi, potresti mandare in galera il tuo direttore

Avete mai pensato che si può anche sbagliare? Nella vita si può anche sbagliare. E’ così. E si può anche sbagliare a scrivere. Avete mai fatto un compito in classe? Certo. E avete mai sbagliato? Forse sì. Immaginate se per un errore, invece di beccarvi un brutto voto prendete un anno e due mesi di galera. Ecco, se siete riusciti a immedesimarvi bene nella scena, allora avete capito quello che è accaduto nel caso di Alessandro Sallusti.
Sul quotidiano che dirigeva, Libero, era apparso un articolo dal titolo “Costretta ad abortire da genitori e giudici” scritto da un anonimo pseudonimo.
In realtà la ragazza minorenne, di cui non si citava il nome, non era stata costretta ad abortire ma lo aveva deciso da sola e l’intervento del giudice era stato necessario perché mancava il consenso del padre con cui la ragazza non aveva buoni rapporti e non aveva ritenuto opportuno comunicargli la decisione presa.
Questo, in sostanza, è bastato per prendersi una condanna di 14 mesi. Era stato rinviato a giudizio con l’accusa di omesso controllo in un procedimento per diffamazione ai danni dell’ex sostituto procuratore militare di Padova, Maurizio Block.
Ma come mai in Italia l’errore a mezzo stampa è un reato penale, mentre nel resto del mondo occidentale è un reato civile? E’ una legge sbagliata. Ovvio. E se la legge è sbagliata la colpa è di chi non la cambia. Ancora più ovvio. E chi cambia le leggi? Insomma, una legge sbagliata si può accettare, un articolo sbagliato no.
Beh, a questo punto mi fermo qui, non vorrei fare qualche passo falso. Non posso fare altro che augurarmi di non aver sbagliato nulla in questo articolo, altrimenti rischierei di trascorrere più di un anno della mia vita in galera, ovviamente nella cella affianco al mio direttore.

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