Politica

Il caso Lusi e la tortura cautelare in Italia

Accanimento giudiziario? No, accanimento terapeutico. La carcerazione preventiva, in realtà, più che una esigenza dettata da questioni giudiziarie, giuridiche e legali è diventata, anzi forse in Italia lo è sempre stata, una sorta di punizione o tortura per evidenziare ciò che è moralmente ed eticamente sbagliato nella nostra società. Ma come si fa a giudicare sulla morale?
Siamo qui, infatti, a parlare di una pratica primitiva, coercitiva, che non ha un senso legato a soluzioni concrete, ma solo l’obiettivo di fare giustizia.
Passiamo ai fatti. Il senatore Luigi Lusi, accusato di essersi appropriato dei fondi della Margherita potrebbe veramente fuggire in canada? Senza passaporto! Potrebbe veramente reiterare il reato? Cioé mettersi a rubare altri soldi della Margherita? Oppure potrebbe inquinare veramente le prove? Ma è stato libero mesi e mesi, figuriamoci se c’era qualcosa da inquinare se non l’avrebbe già fatto! Dai, siamo seri. La custodia cautelare, la carcerazione preventiva è diventata un obbrobrio. Se è giustificabile in qualche caso eccezionale, e comunque per un brevissimo periodo, non lo è nei casi come quello di Lusi. Non si può tenere in galera mesi e mesi una persona che forse è innocente. Non si può proprio. È contro i diritti dell’uomo, contro i valori dell’umanità. Se proprio lo si vuole far marcire in galera, lo si faccia quando sarà condannato e non quando è potenzialmente ancora innocente. E poi non ci vuole poi tanto a capire il concetto. Lo dice pure la Corte europea, e lo dice chiaro descrivendo che cos’è la tortura. “Il termine tortura”, si legge, “designa qualsiasi atto con il quale sono inflitti a una persona dolore e sofferenze acute, fisiche e psichiche, punirla per un atto che ha commesso o è sospettata di aver commesso, di intimidirla o esercitare pressioni su di lei”. E allora, prima di tenere un presunto innocente (o presunto colpevole, ma pur sempre presunto) in cella per mesi, i magistrati dovrebbero pensarci bene. Anzi, non dovrebbero proprio pensarci a proposte di lunghi periodi di custodia cautelare. Perché la tortura, come la chiama la Corte europea, è abbastanza primitiva come pratica. Tanto più se è una tortura forse inflitta a un innocente. E poi come mai ci si accanisce da un lato, ma dall’altro si è così poco intransigenti da non indagare nessun altro?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *