Guida Sanremese per autostoppisti: tutto (o quasi) sulla 69° edizione del Festival di Sanremo

Quella appena passata non è una settimana come tutte le altre.
No, e non potrà mai esserlo.
Dimenticate le sfilate di moda (che tanto voglio dire chi si veste con cose uscite da chissà quale cartone animato stile Orsetti del Cuore?), cestinate appuntamenti e datevi malati al lavoro poiché ogni anno si ripete sempre la solita cerimonia, lo stesso identico rituale: il Festival Di Sanremo.
Eh sì perché tradizione vuole che verso la prima settimana di febbraio la città ligure risplenda di luce propria, come una sorta di cometa brillante nel firmamento stellato, salvo poi – come da stessa ammissione degli autoctoni – “morire di pizzichi e noia per tutto il resto del tempo”.
Ma la cosa peggiore per chi vi sta scrivendo è che “Trend & Moda” mi chiede, come primo articolo, di scrivere un pezzo sulla kermesse nostrana (w Trend & Moda sia chiaro, altrimenti rischio il posto e il linciaggio dai colleghi e dal direttore).

Cerchiamo di riavvolgere il nastro e ricomporre tutto quello che è avvenuto sul palco del mitico Teatro Ariston con un punto di vista diverso.
Iniziamo dunque dalla scelta di Claudio Baglioni, nominato anche quest’anno direttore artistico, di rinunciare ai super ospiti stranieri affidandosi ad un concreto 4-4-2 di stam… ah no scusate, mi sono lasciato trasportare.

Dicevo, il sempre giovane Baglioni schiera come presentatori l’inedita coppia Claudio Bisio – Virginia Raffaele.
Passiamo poi al vaglio di quegli artisti che si sono alternati sul palco per tentare di vincere l’edizione numero 69 del festival della canzone italiana.
Ovviamente sbircio l’elenco dei partecipanti e il mio cuore da rocker (e il mio cervello con un criceto ansimante) pensano per la prima volta la stessa, identica cosa: chi dovrebbero essere?
Mi spiego: la quasi totalità dei nomi mi è sconosciuto: Einar, Boombdabash, Enrico Nigiotti, Achille Lauro (ah ma non era un armatore?), Irama e Mahmood.
Credetemi, voi che state leggendo. Io ci ho provato a capire chi potessero essere, giuro. Ma anche il mio Google ha scritto “oh io ho finito i suggerimenti”, quindi immaginate la mia frustrazione, solo parzialmente rinfrancata da nomi come Francesco Renga, Daniele Silvestri con Rancore, Negrita e Zen Circus. Però penso: dai, chissà cosa altro potrà succedere.
Invece…Si parte martedì 5 febbraio: attesa spasmodica nemmeno fosse il superclassico di Spagna Barcellona – Real Madrid. Tutte le famiglie italiane si ritrovano in casa, nessuno deve osare cambiare canale. Partono le prime pratiche di divorzio per alcuni stolti uomini che, durante la sigla “pararapappaparà, perché Sanremo è Sanremo”, osano chiedere “Angelo del focolare, cosa c’è di buono per cena?”.
Lo scarsi crinito Bisio e la splendida Raffaele salutano, abbastanza nervosi, tutta la platea e già parte il televoto, così, senza nessun apparente motivo.
Ma non è tutto: lo stesso Claudio saluta con la mano Bocelli (no dai, di meme ne sono già stati fatti abbastanza) e irrompe sul palco mentre la Tatangelo sta finendo di cantare “Stairway to Heaven”.

Come? Mi dicono dalla regia che la prossima volta che scrivo una cosa del genere mi tagliano le dita? Ok è il bello della diretta (scusate ma ho sempre sognato di dirlo).
E la Raffaele, che non vuole essere da meno e studia per farne una più grande, saluta in diretta i Casamonica. Va beh Virginia, hai vinto tu. Fatality.
Le ore scorrono e il mio telefono si illumina per i messaggi che arrivano da gruppi di persone che commentano la serata e io, scemo che sono, ho preferito l’asta del fantacalcio a cotanto spettacolo.
Ma il karma, si sa, è dietro l’angolo e il ristoratore cambia canale proprio nel momento in cui Il Volo sta ultimando la sua performance. Io rilancio per Musacchio così forte che la cameriera del locale manda un messaggio per votare il mio vocalizzo e mi dedica un applauso e mi porge mazzo di fiori (di zucca).
La serata prosegue e alla fine si stabilisce la cifra record di sms in un gruppo: 290.
No, è troppo. Buonanotte.
Le serate successive scorrono senza particolari patemi – si sa la prima è sempre la prima – anche se tra duetti, Pippo Baudo – welcome in 1980 – e Rovazzi – Rovazzi…-, l’incontro Alien Vs. Predator, ovvero Patty Pravo e Ornella Vanoni, le giornate scorrono liete e spensierate.


Iniziano però a serpeggiare i primi malumori: pare che dietro le quinte ci si facciano dispetti importanti come Specchio riflesso, dentifricio nelle scarpe e pettini trovati nel camerino di Bisio.
Eccola però la bomba, quello che tutti stavamo aspettando: LA POLEMICA.
Pare che Achille Lauro abbia plagiato gli Enter…..Aspetta ci riprovo: Achille Lauro ha plagiato gli Enter.

No, niente. Nemmeno così questa cosa ha senso.
Iniziano le consultazioni parlamentari, ne parlano anche i vertici a Strasburgo, chiedono l’annullamento della manifestazione o l’esclusione dell’artista ma niente, il Festival deve andare avanti.
Tra un duetto di Baglioni – no, non solo uno ma una quantità tale da poter far parte di un best of – e l’entrata in scena con un trono e la corona da parte di Ligabue – Luciano io ti voglio bene ma anche meno – si arriva alla tanto attesa finale.
I cuori sono in fibrillazione, tutti iniziano a scommettere sui probabili vincitori. Mia nonna chiede se è uscito il 51 perché è tanto un’adorabile vecchietta che non ha mai capito niente e che aspetta Mike con il suo “Allegriaaa”.

La serata prosegue, il televoto diventa frenetico, le percentuali salgono e scendono come il Pil italiano e così il tempo scorre e le classifiche si aggiornano.
Giornalisti che tentano lo scoop cercando di corrompere una maschera dell’Ariston che annuncia il vincitore: “Toto Cutugno”. Il giovine ora pare sia disperso…
Ci siamo, tutto lo stivale si ferma. Ecco la classifica.
Scorrono tutti i nomi, iniziano i primi svenimenti finché si annuncia la quarta posizione: Loredana Berté.
Ora fermate il tempo, ascoltate i Vangelis con “Missing” e provate a calarvi nei panni del trio Baglioni-Bisio-Raffaele mentre dal pubblico arrivano insulti anche nei confronti del quarto grado di parentela dei conduttori e del direttore.
Quei momenti di pace interiore in cui vorresti essere qualcun altro, anche il triangolista dell’orchestra, quello che nemmeno la madre sa esattamente che ruolo ricopra e perché sia li.
Fermiamo questo momento idilliaco e torniamo a noi, perché il momento è catartico, ansiogeno. Quasi mistico.
I tre finalisti sono Il Volo, Ultimo e Mahmood.
Le percentuali sono abbastanza nette ma Baglioni, dopo essersi giocato la carta Mago Forrest che non sapeva più che trucco mostrare, cala il jolly, chiede l’intervento del Var svela che si dovrà attendere anche il parere della giuria di qualità composta da giornalisti e addetti ai lavori.
Sono attimi interminabili, momenti inenarrabili. Qualcuno se la fa sotto e nessuno sa più cosa aspettarsi.
Ecco la busta, più importante di quella utilizzata nell’ultimo conclave.
Terzo Il Volo. Clap Clap Clap, gente in prima fila viene svegliata dal fragore del battito di mani ma ci siamo.
In un finale degno del miglior Alessandro Borghese – il quale aveva dato dieci alla location – viene proclamato il vincitore.
And the winner is… Mahamood – dato alla Snai a 50!!! Cavolo perché non c’ho provato?!-
Tripudio di coriandoli, parte la musica della Champions League, Mahmood con lo sguardo tipico di chi non sa assolutamente cosa stia succedendo vorrebbe piangere come Miss Italia e promettere la pace nel mondo ma riceve un buffetto da uno de Il Volo pari ad una pacca di Cannavacciuolo e va ancor di più in confusione.
Alla fine della fiera questo è il verdetto: Mahmood, Ultimo, Il Volo.
Sembra un messaggio in codice dell’Isis.
È il momento di spegnere la tv, mettere un punto a questo racconto e attendere fiduciosi un altro anno per godere di nuovo del Festival di Sanremo.

Solo una domanda: ma Beppe Vessicchio quando ce lo ridate?

Simone Maurovich

Simone Maurovich
Informazioni su Simone Maurovich 11 Articoli
Speaker radiofonico, musica, televisione, cinema

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