Cary Grant e Sophia Loren, quel flirt segreto che fece la storia del cinema

1957. Tre delle più grandi star di Hollywood di tutti i tempi si trovano in Spagna, sul set di Orgoglio e Passione di Stanley Kramer. Sono Cary Grant, “l’orgoglio” (recita la locandina del film), Frank Sinatra, “la passione”, e Sophia Loren, “la donna che li infiammò entrambi”. Cary Grant – l’epitome della star hollywoodiana, la vera ispirazione dietro il James Bond di Ian Fleming, l’unico attore che Alfred Hitchcock “ebbe mai amato” – era già stato consacrato come il più grande interprete di commedie sofisticate, grazie alla sua raffinatezza e ironia, e come uno dei volti più memorabili del thriller, grazie alla sua interpretazione in Caccia al ladro di Hitchcock. Aveva già recitato al fianco di dive assolute come Marlene Dietrich, Katharine Hepburn, Grace Kelly, Ingrid Bergman, Audrey Hepburn. Ma fu la giovanissima Sophia Loren, che in Orgoglio e Passione interpretava il ruolo della seducente Juana – memorabile la scena in cui balla un flamenco “bollente” – a stregare completamente Cary Grant. La signorina Scicolone era appena approdata in America (fino ad allora aveva recitato solo in produzioni italiane, con Marcello Mastroianni, Vittorio De Sica, Totò) ed era volata a Hollywood a consolidare la sua fama oltreoceano. La fama diventò leggenda nel 1962, con la sua storica interpretazione ne La Ciociara di De Sica e la pioggia di premi e riconoscimenti, tra cui l’Oscar, che seguì. Ma Cary Grant seppe innamorarsi del talento e del fascino di Sophia Loren prima ancora che Hollywood se ne accorgesse.

Nel 1960, Cary Grant rivelò alla rivista Gente che non voleva Sophia Loren come co-protagonista in Orgoglio e Passione, perché avrebbe di gran lunga preferito Ava Gardner. “E invece, all’arrivo in Spagna, al posto della Gardner trovai una Loren di cui avevo solo sentito parlare per un film con De Sica, L’oro di Napoli. Protestai, minacciai di piantare tutto e di tornarmene in America. Ma quando vidi (per la prima volta in carne e ossa) la splendida Sophia, non potei fare a meno di invitarla a cena. Cominciai a stuzzicarla all’antipasto, a prenderla bonariamente in giro, chiamandola Lollo-Loren o Loren-brigida: mi avevano detto della rivalità esistente tra lei e la Lollobrigida, che non era meno bella, aveva sette anni più di Sophia e in America era popolarissima. Lei trovava il modo di riderci sopra. Era di una simpatia unica, con quei suoi grandi occhi pieni di fuoco, furbi e mobilissimi. Mi parlò a lungo di lei, della sua Napoli, dell’Italia. Al caffè, ero già cotto. Le feci una corte spietata, durante le riprese del film; le chiesi poi se voleva sposarmi. Non ricordo di essermi mai innamorato in un modo così bruciante, totale, da adolescente affamato d’amore. Per lei, avrei fatto qualunque cosa, felice di poterla adorare per tutta la vita. Sophia non mi diede amore, ma tanta amicizia, che in certi momenti vale molto di più dell’amore“.

Sophia Loren infatti era riluttante: era già innamoratissima di Carlo Ponti, il produttore che l’aveva scoperta a Napoli quando aveva 17 anni (e lui 39). Sophia, combattuta tra Ponti e Grant, scelse Ponti: a 23 anni, non era pronta per il terremoto che un marito americano avrebbe portato nella sua vita. Ponti invece la rassicurava, perché la ancorava all’Italia, che era ancora il suo mondo. Ma anche quello con Carlo Ponti fu un amore contrastato: lui era già sposato e stava avendo gravi difficoltà a ottenere il divorzio, a causa delle severe leggi in merito che vigevano all’epoca in Italia. Ponti ottenne l’autorizzazione a sposare Sophia Loren quando lei era sul set di Un marito per Cinzia, proprio con Cary Grant. I personaggi interpretati da Sophia e Cary, per uno scherzo del destino, si sarebbero sposati alla fine del film. “Fu doloroso per noi girare quella scena” racconta Sophia. “Io indossavo un abito bianco e un velo, e Cary mi aspettava all’altare. Quando ci baciammo mi venne da piangere“. C’è una domanda che resta sospesa nell’aria: cosa sarebbe successo se Sophia avesse scelto Cary? Non lo sappiamo, ma una cosa è certa: la storia del cinema non sarebbe mai stata la stessa.

Francesca Trinchini

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