Cinema

David di Donatello: Matteo Garrone è il favorito con Dogman

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Siamo ormai alle porte dei David di Donatello 2019. 

Trend&Moda si appresta a concludere il pokerissimo dei candidati alla palma di “Miglior Regista” con il grande favorito Matteo Garrone.

Matteo nasce a Roma il 15 ottobre del 1968, è figlio d’arte visto che suo padre Nico Garrone era un rinomato critico teatrale.

Nei suoi geni ha quindi l’arte della recitazione, del palcoscenico. Ha frequentato il liceo artistico ottenendo anche discreto successo nelle competizioni scolastiche del tennis. Appena terminati gli studi ha lavorato come aiuto operatore, per poi passare alla pittura, dimostrando che è un poliedrico dell’arte.

Ma la sua strada inizia quando si dedica alla direzione dei cortometraggi, fin quando arriva il successo nel 1996 al Sacher Festival con il corto Silhouette. Questa vittoria lo induce a iniziare la sua carriera nei lungometraggi, nel 1997 esce Terra di mezzo, la storia ad episodi di alcuni immigrati che lottano per sopravvivere, un altro successo visto che gli viene assegnato il premio speciale della giuria al Festival Cinemagiovani  di Torino.

Il 1997 è anche l’anno dell’uscita di un suo documentario, ambientato a New York: Bienvenido Espirito Santo. Nel 1998 il suo secondo lungometraggio, Ospiti, e nel 2000 ha presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione “Cinema del presente” il suo terzo film, Estate romana, un malinconico vagabondaggio per le strade della città deserta. Ma è con L’imbalsamatore (2002), che arriva il vero successo, che lo innalza a regista di alto livello anche oltre i confini italiani, il film presentato alla “Quinzaine des realisateurs” a Cannes ottiene un grande successo di pubblico e critica e conquista il Premio Aiace. A Cannes torna nel 2008, questa volta però in corsa per la Palma d’oro, con il film Gomorra, tratto dal bestseller di Saviano sulla camorra.

È un successo totale, vince il Premio “Gran Prix”, il secondo premio più importante dopo la Palma d’oro. L’esposizione mediatica internazionale proietta il film fino alle porte dell’Oscar. Il lungometraggio viene scelto tra le opere che dovrebbero rappresentare l’Italia nella corsa alle nomination, che però non arriva.

A quattro anni dal successo di ‘Gomorra’, il romano Garrone sceglie di tornare a girare a Napoli, ma una storia di tutt’altro taglio rispetto a quella violenta del romanzo di Saviano. Con Reality, nuovamente in concorso a Cannes dove ottiene ancora una volta il “Gran Prix“, racconta la storia di un pescivendolo che s’illude di essere stato preso nel cast del Grande fratello e vive in questa illusione che lo conduce fino alla follia. Ora arriva la candidatura al David di Donatello come miglior Regista e parte come grande favorito con il suo: Dogman.

È un film di raro impatto emotivo, Dogman, figlio di un cinema che proprio nel regista trova uno dei suoi più abili creatori: la contrapposizione tra la gentilezza e la furia distruttrice, tra l’umanità e la bestialità, la non linearità a cui spesso la vita ci ha abituati. Tutto questo sospeso in una tensione creata da un gioco di luci naturali e quelle create ad arte da Nicolaj Bruel, che contribuiscono a non farla scemare mai.

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