Shining: perché è così terrificante? I 5 elementi cinematografici in gioco

Ci sono molti film che fanno paura. Shining (1980) di Stanley Kubrick, con Jack Nicholson e Shelley Duvall, tuttavia, instilla puro terrore. Come disse Stephen King, l’autore del bestseller omonimo da cui Shining è tratto (e che, per inciso, non ha apprezzato affatto lo stravolgimento a cui il regista ha sottoposto la sua opera): “Kubrick ha voluto fare un film che fa male alle persone“. Cosa rende Shining un unicum nella categoria dei film horror? Di quali strumenti si è servito Kubrick per inquietare, traumatizzare e a volte ferire gli spettatori? Ecco 5 elementi cinematografici che contribuiscono alla magia dell’orrore di Shining.

  • Le musiche

Basti pensare ai titoli di testa del film: mentre seguiamo dall’alto il viaggio in auto di Jack Torrance tra le montagne, una musica minacciosa e inquietante accompagna delle immagini assolutamente idilliache. Il contrasto dissonante, spesso percepito come “sbagliato”, tra le musiche e le immagini è uno degli elementi più terrorizzanti di Shining. La musica inquietante suggerisce allo spettatore che sta per accadere qualcosa di spaventoso sullo schermo, quindi lo spettatore si irrigidisce nell’attesa. Tuttavia, come succede spesso nel film (come nella scena in cui il piccolo Danny pedala sul triciclo nei corridoi dell’hotel, o in cui Wendy e Danny giocano nel labirinto del giardino), la tensione indotta dalle musiche inquietanti non giunge mai a un vero culmine, perché non succede niente di effettivamente pauroso: la visione del film risulta quindi un’esperienza autenticamente stressante per lo spettatore, che è in un costante stato d’allerta. In questo modo, Shining gioca sull’inquietudine, più che sul terrore.

  • Le interpretazioni degli attori

Shining non sarebbe lo stesso senza il ghigno quasi satanico di Jack Nicholson, in quella che è forse l’interpretazione migliore della sua carriera e una delle più memorabili della storia del cinema. Tuttavia, nell’elogio (seppur meritatissimo) del protagonista maschile, spesso ci si dimentica della sua controparte fondamentale, Shelley Duvall: cosa sarebbe infatti Jack Torrance che prende ad asciate la porta del bagno, senza una Wendy che urla terrorizzata dall’altra parte? Tuttavia, Jack Nicholson ha rivelato che, sul set, Kubrick riservava un trattamento radicalmente diverso alle due star: elogiava spesso Nicholson, mentre criticava costantemente la Duvall. Come è stato confermato dalla figlia del regista, Vivian, Kubrick stava deliberatamente sminuendo, bullizzando e abusando Shelley Duvall allo scopo di migliorare la sua performance.

  • La cinematografia

Le scene più paurose dei soliti film horror sono caratterizzate dall’oscurità (infatti spesso si svolgono di notte, o in ambienti chiusi e asfittici) e dagli angoli stretti delle inquadrature, che mostrano da vicino i volti terrorizzati degli attori. Ma Shining non è un solito film horror, e capovolge completamente queste premesse. L’Overlook Hotel è un ambiente arioso e invitante, estremamente luminoso (a tutte le ore del giorno). Le inquadrature sono per la maggior parte larghe, panoramiche, visivamente armoniose poiché simmetriche. La stanza 237, quella proibita, è moderna, ben arredata e perfettamente illuminata: ecco perché ci risultano ancora più stranianti e tremendi gli orrori che si svolgono al suo interno.

  • Le teorie del complotto

Shining sembra un’immensa allegoria che non riusciamo a decifrare. Questa caratteristica del film, che provoca una persistente sensazione di disagio nello spettatore, ha dato adito alle più folli teorie complottiste sul vero messaggio del film. Le più interessanti sono raccontate nel documentario Room 237: ad esempio, alcuni dettagli in Shining confermerebbero che Kubrick avrebbe girato il filmato del finto atterraggio sulla Luna (Danny indossa un maglione con l’Apollo 11; 237 sono le miglia che separano la Terra dalla Luna). Altre teorie vedono Shining come l’allegoria del genocidio dei Nativi Americani (l’Overlook Hotel è costruito su un cimitero indiano) oppure della Shoah (il “lupo cattivo” è uno stereotipo tipicamente antisemita).

  • L’elemento psicologico

Come spiega dettagliatamente un saggio su archiviokubrick.it, il regista avrebbe seguito alla lettera le indicazioni di Sigmund Freud su come provocare inquietudine e turbamento, esposte dallo psicanalista nel saggio Il Perturbante. Non sono “perturbanti” solo alcuni elementi isolati del film (indimenticabili le gemelline), ma il modo esatto in cui Kubrick si muove nella narrazione. Quello che fa veramente paura in Shining non sono “le scene paurose” (il fiume di sangue che si riversa dalle porte dell’ascensore, la donna misteriosa della stanza 237, la follia omicida di Jack), ma il sovvertimento di tutte le nostre aspettative sul significato della paura stessa.

Francesca Trinchini

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