Srulik, il bimbo ebreo di 8 anni portato sul grande schermo da“Corri ragazzo corri” di Pepe Danquart

Il giorno della memoria non deve e non può essere una ricorrenza come tante. Serve per non dimenticare, da monito per l’umanità che troppo spesso cade sempre nei soliti errori. I modi per ricordare e riflettere sulle atrocità commesse in quel periodo storico sono molte e noi vogliamo farlo nella maniera forse più semplice. Tramite un film, il metodo forse più semplice per lasciarsi travolgere dalle emozioni.

L’opera che vi consigliamo di vedere è: “Corri ragazzo Corri” di Pepe Danquart, ispirata al best seller: “Corri ragazzo” di Uri Orlev.

La storia è incentrata sulla fuga dal ghetto di Varsavia di Srulik, bambino ebreo di otto anni. Grazie all’aiuto del padre che gli procura un altro nome, (Jurek), si mette in viaggio alla ricerca della speranza che sembra averlo abbandonato. Il suo cammino è tortuoso, pieno di insidie e di difficoltà. Attraversa da solo una foresta, cerca disperatamente una casa e ristoro offrendo in cambio i suoi servigi. Lungo questo percorso viene anche consegnato in maniera infima ai nazisti, da cui riuscirà con fortuna a fuggire.

Passano le settimane, i mesi, le stagioni e lui è sempre in fuga. Trova persone disposte ad aiutarlo, ma anche coloro che tentano di fargli del male o di ucciderlo fino a quando la guerra non finisce e la sua corsa si arresta. Questa pellicola di Danquart è impregnata di forza emotiva che si intreccia alla tragedia umana del periodo bellico.

Ha una qualità unica rispetto agli altri lungometraggi che commemorano la Shoa, la perdita dell’identità, della propria genesi. Durante la sua fuga, sia per la giovane età soggetta all’influenza delle persone che incontra nel suo cammino, sia per le sofferenze e la disperazione nel sentirsi solo, dimentica le proprie origini.Toccante è la giustificazione che dà per la sua conversione al cattolicesimo: “Non voglio essere ebreo, se non lo fossi avrei ancora il mio braccio!”.

Un film che riesce a farci vivere il dramma della Seconda Guerra Mondiale, tramite l’esempio di un ragazzo che, nonostante le sue fragilità e paure, riesce a salvarsi, trasformato rispetto a quando ha iniziato la sua disperata fuga, cresciuto forse troppo in fretta. Non tutto però è perfetto, c’è un paradosso che ci fa storcere un po’ la bocca. L’opera è forse eccessivamente carica di retorica bacchettona, sembra ingessata, incapace di far avvicinare lo spettatore al piccolo protagonista, che in un certo senso percepiamo troppo distante da noi. Non riusciamo a sentirci troppo vicini a Jurek.

Un lungometraggio che merita di essere visto, non solo per ricordare ma per comprendere che le atrocità,  le sofferenze la cattiveria e il dolore possono mutare la storia, ma soprattutto le persone, anche se salvate da un destino peggiore come è la morte, restano segnate per il resto della loro esistenza o come nel caso di Jurek vedono la loro vita stravolta completamente. 27 gennaio, non dimentichiamo.

Domenico Corsetti
Informazioni su Domenico Corsetti 41 Articoli
Collaboratore T&M Storia | Cinema | Ricorrenze

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