La storia di Gino Bartali, l’eroe che grazie alla sua bicicletta salvò centinaia di ebrei

Gino Bartali festeggiato a Milano dopo aver vinto il Giro d'Italia, 7 luglio 1946 (© LAPRESSE)

Gino Bartali è stato il simbolo del ciclismo italiano negli anni trenta e quaranta. Eccellenza sportiva, orgoglio tricolore. Oggi, in occasione della giornata della memoria, abbiamo deciso di ricordarne le gesta. Ma non quelle sportive, bensì quelle civili, quelle che lo hanno reso un eroe del popolo. Quelle che, unite alle sue straordinarie vittorie, lo hanno consegnato alla storia.

Bartali è stato un campione, lo sappiamo tutti. Ha vinto tre volte il Giro d’Italia, due volte il Tour de France e diverse gare tra gli anni trenta e cinquanta, ma la sua impresa più bella, quella che ha richiesto più coraggio, determinazione, fatica e, si, anche della sana follia, è stata sicuramente l’aver salvato centinaia di cittadini ebrei durante la seconda guerra mondiale.

Il “Ginettaccio”, così lo chiamavano gli amici per il suo carattere un po’ scontroso, si diede un gran da fare in favore dei rifugiati ebrei come membro dell’organizzazione clandestina DELASEM, compiendo numerosi viaggi in bicicletta dalla stazione di Terontola-Cortona fino ad Assisi. A bordo della sua due ruote trasportò documenti e foto tessere nascosti nei tubi del telaio della bicicletta, affinché una stamperia segreta potesse falsificare i certificati necessari per consentire ai cittadini ebrei di darsi alla fuga.

Durante questa “missione” non sono certo mancati i pericoli: nell’autunno del ’43 Bartali venne arrestato dalla polizia fascista a Firenze, luogo dove era presente il temutissimo comandante Mario Carità, figura incredibilmente crudele e spietata. Venne fermato, si, ma nessuno ispezionò la sua bicicletta: grazie a questa dimenticanza il campione si salvò.

Bartali è scomparso nel 2000 e la ricostruzione di questa grande impresa contro le persecuzioni degli ebrei si è fatta strada pian piano, scavando nella memoria e dando un nome e un volto alle centinaia di persone che, con i documenti falsi trasportati all’interno della sua bicicletta da corsa, Bartali salvò dalle deportazioni nazifasciste. Perché in fondo “ il bene si fa, ma non si dice” proprio come diceva Bartali.

Sono tanti i riconoscimenti che Bartali ottenne grazie a questa impresa. Nel 2006 il presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli conferì la medaglia d’oro al merito civile per aver salvato “circa 800 cittadini ebrei” mentre il 22 aprile 2018 ha ricevuto a nomina postuma a cittadino onorario di Israele, nel corso di una cerimonia tenutasi due giorni prima della partenza del Giro d’Italia da Gerusalemme. Gino Bartali, un eroe.

Lorenzo Milella
Informazioni su Lorenzo Milella 56 Articoli
Collaboratore T&M Sport | Basket

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