Ted Bundy, il serial killer che terrorizzò l’America degli anni ’70: la nostra recensione

“Estremamente malvagi, incredibilmente crudeli e vili” sono le parole usate dal giudice Edward D. Cowart per descrivere gli omicidi ad opera di Ted Bundy, serial killer americano accusato di aver ucciso, tra il ’61 e il ’78, più di trenta donne.

Brillante, carismatico e affascinante, Bundy è riuscito più volte a ingannare l’opinione pubblica grazie all’aria da bravo ragazzo che mai avrebbe potuto compiere crimini di tale efferatezza diventando il protagonista del primo processo trasmesso in diretta tv negli Stati Uniti.

Le vittime, quasi sempre giovani studentesse, venivano adescate nella maggior parte dei casi tramite degli escamotages, primo fra tutti quello in cui Bundy si presentava con braccio ingessato chiedendo di aiutarlo a caricare delle cose in macchina. Sebbene la sua colpevolezza sia assodata, si fatica a credere come un uomo così brillante e all’apparenza pacato possa essersi macchiato di crimini così violenti.

Basato sul libro “The Phantom Prince: My life with Ted Bundy” scritto da Elizabeth Kloepfer, compagna di Bundy negli anni degli omicidi, Ted Bundy- Fascino criminale è un film che parla della violenza inaudita dell’assassino (interpretato da un bravissimo Zac Efron) non mostrandola, trasformando questo aspetto in un punto di forza.

Joe Berlinger, già regista di una docu-serie sul serial-killer “Conversation with a killer: The Ted Bundy Tapes” disponibile su Netflix, non specula sulla rappresentazione degli omicidi bensì sceglie di raccontare i fatti prendendo in considerazione il punto di vista forse più complicato, quello della compagna di Bundy.

Con una struttura circolare, il film inizia con la Kloepfer che si reca in carcere per il suo ultimo colloquio con Bundy e da lì partire per ripercorrere l’iter della loro relazione.

Con un cast di tutto rispetto (il già citato Zac Efron, Lily Collins, John Malkovich, Larry Simpson, Kaya Scodelario) il film sprona il pubblico ad approfondire la vicenda suscitando curiosità, per constatare se effettivamente l’uomo che Berlinger presenta come un ragazzo onesto vittima di chissà quale complotto giudiziario, sia stato realmente capace di compiere gli atti dei quali viene accusato.

Per chi, invece, ha già avuto occasione di familiarizzare con la vicenda, il film non apporta nulla di nuovo risultando a tratti piatto e incompleto come se ci si aspettasse un qualcosa di più non capendo quale direzione voglia prendere. Nel complesso è un film ben fatto, scorrevole ma che avrebbe potuto dare soddisfazioni maggiori se solo non avesse dato per scontato molti punti della vicenda.

La nota di merito è sicuramente l’interpretazione impeccabile di Zac Efron che finalmente è riuscito a scucirsi l’etichetta di teen-idol, incarnando perfettamente il “fascino criminale” di Ted Bundy.

Si ringrazia per la disponibilità e collaborazione il Multiplex Astra di Avezzano

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