Ma a Dickens piacevano i musical? Trend&Moda intervista Fabrizio Angelini, regista di A Christmas Carol

La magia del Natale finisce qui? La tournée 2018-19 del musical A Christmas Carol – Canto di Natale si è appena conclusa con un gran finale presso il Teatro Quirino di Roma, ma l’avventura non è certo finita. Tratto dall’omonima novella di Charles Dickens e prodotto dalla Compagnia dell’Alba, il musical ha portato in tutta Italia l’immortale parabola natalizia di Ebenezer Scrooge, arricchita dalle straordinarie musiche di Alan Menken.

Fabrizio Angelini, regista, coreografo e direttore della Compagnia dell’Alba, ha parlato a Trend&Moda delle loro avventure in tournée, dello spirito del musical e della magia del Natale.

Iniziamo con una domanda “polemica”. Quando Andrew Davies, il regista della nuova trasposizione televisiva della BBC de I Miserabili, ha dichiarato di voler salvare il romanzo di Victor Hugo dal “quel terribile musical”, il web si è scatenato: sono in molti a pensare che il musical sia un genere teatrale “di serie B”. Lei come risponderebbe a questo tipo di critiche?

Noi ci combattiamo da 27 anni, da quando il musical era appena arrivato in Italia! Quando pensiamo al musical, pensiamo immediatamente a “lustrini e paillettes”, a uno spettacolo leggero, ma non è sempre così: basti pensare a I Miserabili, che lei ha appena nominato, un musical che a Londra va in scena da più di trent’anni. Del resto, anche nella prosa teatrale e nel cinema, accanto ai drammi, ci sono le commedie brillanti. Per contrastare i pregiudizi, io ho sempre cercato di nobilitare quest’arte, puntando sulla qualità e sul lavoro certosino.

Cosa avrebbe pensato Charles Dickens di un musical tratto da A Christmas Carol? Perché avete scelto questo testo da portare in scena?

Lo spettacolo viene dall’America: i testi sono stati adattati e tradotti da Gianfranco Vergoni, le musiche originali sono di Alan Menken, l’autore di alcuni grandissimi successi Disney, tra cui La Sirenetta, La Bella e la Bestia e Aladdin. L’idea di portarlo in scena è venuta al mio socio, Gabriele De Guglielmo, che è anche il direttore musicale dello spettacolo e l’interprete del fantasma del Natale presente. All’inizio io ero scettico, perché avevo l’impressione che il titolo fosse poco conosciuto in Italia: generalmente, in Italia si ha bisogno di un film di grande successo che faccia da apripista al musical. Alla fine, però, l’entusiasmo ha contagiato anche me. Cosa avrebbe pensato Dickens? Non lo so, ma penso che, confrontando la novella e lo spettacolo, si possa notare una leggera differenza nello “spirito”: naturalmente, lo spirito del musical è quello di Broadway, che è più leggero, meno cupo rispetto all’originale. Infatti il nostro protagonista, Roberto Ciufoli nel ruolo di Scrooge, è un comico cabarettista, che ha fatto un ottimo lavoro mettendo le sue capacità a servizio del personaggio. Ci sono dunque dei risvolti divertenti, che nulla tolgono ai momenti più drammatici dello spettacolo, come la conversione di Scrooge. Secondo me Dickens si sarebbe divertito, a 150 anni di distanza! (Ride, ndr).

Il Natale secondo Dickens assomiglia al nostro Natale, nel 21esimo secolo?

Ci ho riflettuto anch’io: che senso ha riproporre uno spettacolo del genere in questo momento? Da una parte c’è Scrooge, un misantropo che non vuole festeggiare il Natale con la sua famiglia; dall’altra ci siamo noi, che festeggiamo il Natale, ma siamo ugualmente isolati nel nostro mondo, anche se grazie ai social possiamo collegarci al mondo intero con un clic. Il messaggio dello spettacolo è “apriamoci agli altri”, soprattutto in questi tempi di intolleranza.

Insomma, il fantasma del Natale futuro dovrebbe apparire in Parlamento?

Avremmo bisogno di molte apparizioni! (Ride, ndr). Ovviamente, dipende dal punto di vista e dal credo politico di ognuno, ma al momento la situazione è difficile per tutti. A Scrooge appare prima il fantasma del suo ex socio, Marley, morto sette anni prima, poi i tre fantasmi del Natale passato, presente e futuro. Scrooge decide di convertirsi quando il fantasma del Natale futuro gli mostra una premonizione: dopo la sua morte, nessuno verrà al suo funerale né visiterà mai la sua tomba. Allora Scrooge deciderà di riavvicinarsi agli altri, soprattutto ai suoi parenti.

So che nel corso della sua ricca carriera, lei ha calcato il palcoscenico dei maggiori teatri in Italia, quindi le chiedo: com’è l’educazione teatrale degli italiani? Siamo ancora capaci di comprendere e apprezzare uno spettacolo?

È tutto relativo: dipende dallo spettacolo, dal pubblico, dal teatro. Posso parlarle della nostra esperienza con A Christmas Carol. Premettendo che lo spettacolo è breve (un’ora e mezza in un tempo unico), noi percepiamo molta attenzione: è raro vedere il display di un cellulare accendersi tra il pubblico, e non siamo mai stati interrotti da una suoneria durante uno spettacolo; so invece di attori importanti che hanno fermato lo spettacolo proprio per questo motivo. Per noi, il problema dell’attenzione del pubblico si presenta soprattutto quando si tratta di una scolaresca, ma anche in quel caso dipende dal tipo di classe. In ogni caso, gli italiani vanno a teatro, il pubblico c’è. Sappiamo che per una famiglia di quattro persone andare a teatro può essere una spesa impegnativa, però sono in molti a farlo comunque. Questo discorso vale anche per il musical: un tempo si diceva che il musical in Italia non funzionasse, ma oggi è uno dei generi di maggior successo, nonostante le difficoltà e i costi della messa in scena. È stata fatta molta strada e molta fatica per importare il musical americano in Italia, ma alla fine il grande pubblico è arrivato.

Com’è la vita della compagnia in tournée?

Molto impegnativa: nel nostro spettacolo abbiamo 22 attori in scena, di cui 3 bambini (che in realtà sono 9, perché abbiamo 3 cast di bambini che si alternano), e non è semplice spostarsi rapidamente da un teatro all’altro con un allestimento elaborato e una compagnia di 30 persone. Non lo facciamo per guadagnare: quello che ci muove è la passione, e io credo che il pubblico lo percepisca. In quanto regista, tengo molto all’unione e alla coesione del gruppo, e gli spettatori capiscono quanto ci crediamo, quanto ci divertiamo e quanto stiamo bene insieme. Infatti, quando siamo in tournée, capita spesso di passare insieme 24 ore su 24: viaggiamo sugli stessi pullman, alloggiamo negli stessi alberghi… siamo diventati una famiglia, anche se gli equilibri sono delicati. Non è una frase che mi piace molto, ma in questo caso si può dire che questo lavoro l’abbiamo fatto con il cuore.

In che modo la Compagnia dell’Alba è una compagnia “giovane”?

Tutto è nato circa 8 anni fa: il mio socio, Gabriele De Guglielmo, mi ha contattato tramite un amico in comune, e mi ha proposto di allestire uno spettacolo a Ortona, in provincia di Chieti, con il gruppo di attori della sua Accademia di Spettacolo. Si trattava di uno spettacolo che avevo già portato in scena a Roma: Nunsense – Il musical delle suore. Sono arrivato a Ortona pensando di dovermi occupare del semplice saggio finale di una scuola, invece ho trovato un gruppo preparatissimo: così, dopo aver debuttato con lo spettacolo a maggio, abbiamo cominciato una piccola tournée. Da lì i nostri rapporti sono continuati ed è nata la nostra amicizia. Il nostro primo grande lavoro assieme è stato Aggiungi un posto a tavola, per il quale abbiamo fatto 150 date in tutta Italia nel corso di 3 anni. Poi abbiamo proseguito con Tutti insieme appassionatamente per 2 anni, e ora A Christmas Carol. La nostra è una compagnia giovane perché è stata fondata ufficialmente solo 6 anni fa, ma anche perché la maggior parte dei componenti è giovane dal punto di vista anagrafico. Sono comunque preparatissimi: molti sono usciti da Accademie prestigiose o sono diplomati al Conservatorio. Inoltre, per questo spettacolo abbiamo rimpolpato la compagnia con attori che fanno musical da tanti anni, come Andrea Spina, Angelo Di Figlia, Roberto Colombo; per i 3 cast di bambini, abbiamo selezionato giovanissimi attori provenienti da tutta Italia. È impegnativo, ma come dico io abbiamo tutti “sposato la causa”. Essendo appunto una compagnia giovane, puntiamo tutto sulla qualità e sulla passione.

 

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