Trame complesse, momenti di panico e confusione globale. Ecco tre film che esalteranno la vostra fantasia

È capitato anche a voi? Guardare un film, seguirlo con attenzione, ma ai titoli di coda trovarsi completamente persi? Vi è mai accaduto di non comprendere la trama, di rimanere a bocca aperta sul finale con il cervello che fuma cercando di sistemare ciò che si è appena visto? Se la risposta è sì, allora capirete esattamente ciò di cui sto per parlare. Se, invece, non ci siete mai passati, beh, dovete assolutamente provarlo. E allora ecco per voi una brevissima lista delle tre pellicole che, dal mio modesto punto di vista, sono tra le più stupefacenti e strizzameningi in circolazione.

 

Ho voluto assegnare la medaglia di bronzo a un cult, “L’esercito delle 12 scimmie“, del 1995. Qui una trama per nulla lineare rende difficile per lo spettatore cogliere appieno la narrazione, sfruttando i numerosi viaggi nel tempo del protagonista. Un elemento sempre molto presente in questo genere di film.

Il protagonista, Bruce Willis, in questa specifica pellicola viene mandato nel passato (1996) per raccogliere informazioni su un attacco biologico che ha ridotto l’umanità del 99%. A causa di errori scientifici si troverà invece sei anni prima dell’obbiettivo, ovvero nel 1990. Qui cercherà di spiegare che era diretto nel futuro, e che giunge da ancora più avanti, ma ovviamente viene preso per pazzo.

Nella struttura in cui viene segregato farà la conoscenza di un malato di mente (Brad Pitt) che ascolterà con attenzione i suoi deliranti racconti sulla piaga da fermare e sulla purificazione dell’umanità, convincendosi però che sia un ottima idea. Da lì il protagonista fuggirà per tornare al “presente” dove verrà spedito nuovamente indietro in cerca di quelle  ambite informazioni, aggiungendo man mano pezzi al grande puzzle. Toccherà anche a voi, assieme ad un Bruce in formissima, ricostruire e risolvere questo enigma.

Restiamo sempre nell’argomento dei paradossi temporali, ma stavolta con un film più recente. Predestination, 2014, Ethan Hawke e Sarah Snook. Ho assegnato l’argento per un motivo molto semplice: mi ha fatto venire mal di testa, fisico dolore alle tempie semplicemente nel cercare di ordinare gli eventi. Non vi racconterò la trama poiché penso che sia una di quelle pellicole per la quale spendere parole sia inutile, persino deleterio.

Per una buona metà durata, però, il film non sembra affatto ciò che realmente è. Ci troviamo a seguire le vicende di una donna che sembrano essere estranee ai fatti narrati in principio, portandoci fuori strada. Ci viene quasi da pensare ad un errore nel montaggio, una sovrapposizione di due trame completamente differenti.

D’un tratto però si accende una miccia e ci troviamo in una raffica impazzita di colpi di scena, di rivelazioni assolutamente impossibili da prevedere. Ed ogni volta per lo spettatore è un “questo è l’ultimo, chiude il film” che viene presto smentito da un ulteriore capovolgimento. Per farvi un’idea: nella foto a lato i due uomini sono in realtà la stessa persona. Prima di addentrarvi nella visione di questo thriller, assicuratevi di avere sufficiente tempo a disposizione: ve ne servirà poiché lo guarderete un’altra volta.

Il primo posto mi è sembrato più che lecito assegnarlo ad un regista, oltre che ad un film. Christopher Nolan, famoso per la trilogia del Cavaliere Oscuro, The Prestige, Inception ed Interstellar. Probabilmente vi aspettavate uno di questi ultimi due premiato con la medaglia d’oro, ed invece anche la trama di questa classifica possiede colpi di scena: Memento, anno 2000.

Se nei precedenti l’enigma era da risolvere, qua è letteralmente da costruire. Abbiamo visto quanto può essere complicato il paradosso temporale, ma il regista qui non lo utilizza. O meglio, non lo sfrutta nella trama, ma lo troviamo nel montaggio.

In pratica, il protagonista soffre di amnesia anterograda, non è cioè in grado di immagazzinare nuove più di quindici minuti. E allo scoccare di questo informazioni per lasso di tempo, il film salta indietro fino al quarto d’ora precedente, nel quale sarà difficile comprendere ciò che sta accadendo. Ma appena ci si riesce…tac, altro balzo a ritroso, altra confusione. Nell’immagine si spiega questo andamento.

Per cercare di trovare l’ordine in questo caos e portare a termine la sua missione il nostro sfortunato eroe si annota ogni informazione che riceve, scatta svariate Polaroid e persino si tatua i tasselli dell’enigma che mano a mano colleziona. Difatti sul petto, inquietante e severa, trova la frase “John G. ha stuprato e ucciso mia moglie”. La peculiarità della pellicola è che Nolan riesce a porci allo stesso livello del protagonista, contagiando anche noi con la sua strana forma di amnesia. Un modo completamente nuovo di osservare un’opera, un’esperienza da provare.

Sandro Erba

 

 

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