Nuove ombre sulla Morte di Pantani, Le Iene portano alla luce testimonianze a 15 anni dalla morte del Pirata

Il 14 febbraio del 2004 nel Residence “Le Rose” di Rimini ci ha lasciato uno dei più grandi campioni del ciclismo italiano, quello che insieme a Coppi e Bartali è stato capace di infiammare le folle, uno dei pochi eletti a vincere nello stesso anno Giro d’Italia e Tour de France. Le cause della morte di Marco Pantani sono ufficialmente l’overdose da cocaina con conseguente edema polmonare e cerebrale. Ma sono molte le ombre in questa vicenda, tanto che sua madre Tonina continua ad essere convinta che suo figlio sia stato ammazzato. Ipotesi che sfiora la testa di molte persone, soprattutto dopo la scoperta del complotto ordito verso questo campione che lo portò alla squalifica per l’ematocrito troppo alto nella tappa di Madonna di Campiglio del Giro d’Italia 1999.

Nonostante l’archiviazione del caso, una puntata del programma di Mediaset “Le Iene” sembra portare all’attenzione nuovi elementi gettando nuove ombre su alcune contraddizioni che le verità processuali non hanno chiarito del tutto. Ricordiamo che il caso è chiuso dopo l’archiviazione della procura di Rimini con il conseguente patteggiamento degli spacciatori Fabio Miradossa e Ciro Veneruso, coloro che procurarono la dose al ciclista romagnolo.

La contro inchiesta mandata in onda ieri sera ha però portato alla luce nuove testimonianze, mai sentite dagli inquirenti che potrebbero mutare notevolmente il quadro probatorio. Uno studente universitario, che lavorava nel Residence Le Rose di Rimini, dove Pantani fu trovato morto afferma con certezza: ”Non è vero che il giorno prima dormiva al residence. Era qui con altre persone, a parlare sul divano. E ho registrato il suo nome nella scheda dell’albergo”, dichiarazioni che contraddicono totalmente l’assoluto isolamento del ciclista che emerge dalle indagini ufficiali.

A questa testimonianza va ad aggiungersi quella di una poliziotta della scientifica, rimasta fuori dalla stanza dove è stato rinvenuto il corpo privo di vita di Pantani. L’agente ha affermato che erano presenti sulla scena parecchie persone che avrebbero inquinato l’area del ritrovamento.

Ma la testimonianza più inquietante è quella del pusher assolto in cassazione, tale Fabio Carlino che ha affermato: ”Bisogna scavare, scavare. Pantani non aveva manie suicide. E so che quando Miradossa andò in carcere a Napoli, fu avvicinato da soggetti della malavita che gli dissero: ”Tu patteggi e non parlare”.

Sono questi elementi a indurre l’avvocato della famiglia Pantani, Antonio De Rensis a chiedere la riapertura delle indagini: ”la realtà ufficiale si discosta completamente dal racconto di molti testimoni, che nemmeno si conoscono tra loro. Porteremo il filmato alla Procura di Rimini e chiederemo nuovamente la riapertura dell’indagine”, dichiarazioni che riaccendono le speranze in quanti non credono al suicidio di Marco Pantani e cadono proprio a ridosso del quindicennale della morte dell’indimenticato campione. Nessuno ci restituirà mai il campionissimo, ma che sia fatta chiarezza senza lasciare più alcun dubbio sulla morte del Pirata.

Domenico Corsetti
Informazioni su Domenico Corsetti 41 Articoli
Collaboratore T&M Storia | Cinema | Ricorrenze

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