Un anno senza Astori. Una figura che manca, un esempio che resta

Il tempo. Un mistero irrisolto che ci pone costantemente in bilico tra passato e futuro e riesce a imprimere il suo marchio su determinati momenti che ne contraddistingueranno inevitabilmente l’incedere. È passato già un anno ma davvero sembra ieri da quella maledetta mattina che ci portò via una vita così giovane, un ragazzo pulito, sobrio, esemplare nella condotta e nei valori che rispondeva al nome di Davide Astori. La sua storia è entrata nel vissuto di tutti noi, penetrando sotto pelle anche a chi di calcio non si intende o interessa perché, nell’immane tragedia, c’è stata la possibilità di raccontare l’autenticità di un personaggio che degli stereotipi dell’atleta mainstream aveva poco o nulla e che ha saputo unire nella sua essenziale semplicità.

Il ricordo di questo ragazzone di 31 anni, fiero Capitano della Fiorentina e parte integrante della Nazionale italiana non si è minimamente affievolito, anzi. La sua figura è rimasta lì, chiara, limpida, capace di stagliarsi dal fondo. Non impersonava il cliché del calciatore, quantomeno quello che di solito ai media piace per il fatto di riuscire a far scalpore a cadenza pressoché quotidiana dando in pasto ai rotocalchi materiale su materiale da fagocitare. Il parere non solo degli amici di sempre e della sua famiglia ma di tutti coloro che hanno avuto modo di relazionarsi con lui è unanime e lo descrive come una persona di quelle di cui non ci si stancherebbe mai, partorita da quel “vecchio stampo” tanto spesso agognato che ne ha formato il carattere sobrio ma non noioso, la condotta riservata ma certamente non schiva. Secondo quanto riportato da Il Messaggero, “nella perizia effettuata dai professori Carlo Moreschi e Gaetano Thiene si parla di «tachiaritmia», di accelerazione improvvisa dei battiti del cuore che non avrebbe dato scampo al giocatore, l’opposto dell’ipotesi iniziale dei medici (bradiaritmia, con il suo cuore che, cioè, aveva rallentato il battito fino a fermarsi, ndr). E, sempre secondo i periti, se qualcuno fosse stato in stanza con lui avrebbe potuto dare l’allarme”.

Sinceramente non credo di avere né la volontà né tantomeno le competenze per soffermarmi su dati clinici. Quello che emerge e che conta davvero è l’amore che ha circondato la famiglia ed il suo ricordo, un sentimento pieno ed avvolgente che non cessa di tentare di rendere la sua assenza meno insopportabile. Durante l’ultima giornata di campionato, al 13° minuto ed ogni stadio italiano, quel mondo del calcio così spesso bistrattato (certe volte a ragione) ha saputo tributare il suo abbraccio a Davide Astori che di quel 13 aveva fatto un autentico vessillo scrivendo, così, un’altra pagina di una storia che merita di essere conosciuta.

Antonio Rico
Informazioni su Antonio Rico 38 Articoli
Avvocato, Dottore in Scienze Politiche, Content editor per FIPAV e FIGC ed esperto in Sport Business Management

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*