Ale Mamoli: non mi aspetto Leonard ai Lakers. Phila è a posto così e Doncic a Dallas..

L’estate NBA è, come sempre, ricca di spunti di cui discutere, sui quali confrontarsi e lasciarsi andare a riflessioni tra il tecnico e il romantico. Dopo lo sbarco a LA di Lebron James, la conferma di Paul George a OKC e l’arrivo di Doncic a Dallas, però, è tempo di un primo, parziale, bilancio sui movimenti di mercato dei team più famosi al mondo. E chi, se non Alessandro Mamoli, giornalista sky e tra i massimi esperti italiani di NBA, poteva darci qualche argomento in più?

“The Decision 3.0” è finalmente arrivata. Ti aspettavi i L.A. Lakers? Cosa, secondo te, ha influito sulla scelta di LeBron?

Non parlerei di “Decision 3.0”. Nelle altre occasioni ci furono show e dirette televisive. Stavolta hanno fatto ben altro, non l’ha nemmeno comunicato lui direttamente ma la sua agenzia mentre lui era già in viaggio per l’Italia. Me l’aspettavo, però. Il primo rumor è stato quello relativo a un possibile approdo a Los Angeles e, di solito, le prime indiscrezioni sono quelle con maggiori probabilità di diventare reali. Visti i recenti sviluppi del “mercato” NBA, mi stupisce che LeBron abbia scelto i Lakers e, quindi, devo credere che la scelta sia legata prevalentemente a fattori extra cestistici. Mi spiego, lui ha sempre detto di voler giocare per vincere ma, allo stato attuale, i Lakers non sono in grado di competere con Warriors e Rockets, non è arrivato nessuno dei free agent maggiormente appetibili e la questione Leonard è abbastanza complicata. Verosimilmente lo aspetta una stagione di transizione. Vedremo se nei prossimi anni riuscirà a costruirsi attorno qualcosa di importante anche perché, nonostante fisicamente sia impressionante, quest’anno andiamo verso i 34 e il margine per provare a vincere non è amplissimo.

A questo punto sembra tutto pronto per l’arrivo di Leonard. Con lui e James puntare al titolo è il minimo. Possono arrivare fino in fondo o ci vorranno un paio di anni di rodaggio?

Sarei davvero sorpreso se arrivasse Leonard perché significherebbe che gli Spurs avrebbero accettato condizioni non da Spurs. Mi aspetto che lo scambino altrove, in caso di contropartita anche semplicemente adeguata o, addirittura, se sono davvero gli Spurs, non mi sorprenderebbe se decidessero anche di trattenerlo fino alla fine del contratto o comunque se lo scambiassero durante la stagione, sempre a patto che possano ricevere in cambio giocatori a loro funzionali. Se la dirigenza di San Antonio deciderà di fare la trade con i Lakers sarà unicamente dopo aver individuato contropartite di loro interesse. Mi vengono in mente i nomi di Kuzma e Ingram. Altrimenti perché dovrebbero farlo? Per fare un favore a Leonard? Non mi pare siano dell’idea…Soprattutto sulla base del comportamento che il giocatore ha tenuto durante l’ultimo anno. Come hai giustamente detto, James avrà bisogno di “rodaggio” ma anche di giocatori se vuole puntare alla vittoria, specie se a Ovest il livello restasse questo.

Eccezione fatta per Ball, i Lakers negli ultimi anni non hanno avuto grande fortuna con le scelte del draft. L’impatto economico prodotto dall’arrivo di LeBron può, in qualche modo, condizionare gli anni a venire?

L’arrivo a Los Angeles di Lebron genererà certamente un impatto. Lo genererà sulla franchigia e anche sull’intera città. Ho letto che la richiesta di canotte n°23 dei Lakers è superiore del 600% rispetto alla media del contesto. Ricordiamoci che parliamo dei Lakers che, assieme ai Knicks che non vincono dal 1973, rappresentano le due franchigie di maggior valore dell’intera lega e questo pur facendo fatica e non andando ai playoff. Nonostante questo, a bilanci chiusi, restano le due che producono più utile. Per cui, l’impatto ci sarà ma non è che prima se la passassero male dalle parti dello Staples; inoltre non è come nel calcio, avranno comunque delle regole da rispettare, prima tra tutte quella del salary cap e questo porrà dei fisiologici limiti alla costruzione della squadra.

Cambiamo argomento e parliamo di Philadelphia: aveva davvero bisogno del Re? Magari avrebbe accelerato il “processo” nell’immediato ma lo avrebbe condizionato per il prossimo futuro…

Posto che LeBron migliorerebbe qualunque squadra, non so se il suo arrivo ai Sixers avrebbe giovato a Simmons e Embiid. Da un certo punto di vista, avere un giocatore dell’esperienza, del carisma e del talento di James poteva certamente favorire la loro crescita ma, da un altro, qualora fosse nella loro testa l’obiettivo di diventare dei “LeBron” allora l’approdo del Re gli avrebbe potuto togliere loro quella leadership che si stanno conquistando; mi viene in mente l’esempio di Minnesota: lì l’arrivo di Jimmy Butler ha tolto un po’ di smalto a Towns e Wiggins. Credo che Philadelphia sia messa molto bene già così.

A Boston, invece, si domandano dove possono arrivare con Irving e Hayward. Chi verrà sacrificato per far posto a loro due in quintetto? Ciò andrà a stravolgere l’assetto che ha portato i Celtics a fare strada agli ultimi playoff?

A mio parere, già quest’anno, al completo, i Celtics avrebbero raggiunto la Finale NBA; erano nettamente la miglior squadra a Est. Si sono sciolti perché non avevano giocatori dell’esperienza necessaria a vincere certe partite, nonostante Tatum sia straordinario e Brown abbia giocato una stagione superba. La capacità di Stevens di gestire oltre che allenare la squadra farà sì che non si verificheranno grossi problemi. Non ci sarà nessuno da sacrificare, saranno tutti utili perché ogni squadra cambia assetto in funzione dell’avversario e poi in chiave post season, il che renderà importante il contributo anche di chi siede in panchina. Mi piacerebbe se mantenessero intatto il gruppo, vorrei vederli per quello che sono stati costruiti per essere l’anno scorso da Ainge e, almeno ai nastri di partenza, sono una spanna sopra tutte le altre ad Est.

Riguardo i nuovi rookie sbarcati in NBA, da chi ti aspetti l’impatto più decisivo?

Capitolo sempre spinoso. Cambiando completamente il contesto nel quale si ritroveranno, intuirne la reale possibilità di impatto è difficilissimo. Si parte da Doncic che ha giocato, dominato e vinto l’Eurolega per arrivare a giocatori che hanno disputato pochissime partite per poi restare ai box causa infortunio per tutto il resto della stagione passando per quelli che ne hanno fatti 30 di media al college fino ad approdare a chi, pur essendo stato un comprimario a Michigan State come Jaren Jackson, è unanimemente considerato un gran prospetto NBA oppure per chi ha dominato a Duke ma mostra secondo alcuni preoccupanti lacune difensive come Marvin Bagley o chi, per le caratteristiche fisiche che ha, è ritenuto quello che ha maggiori probabilità di esplodere, vedasi Mo Bamba. È davvero troppo complicato. Bisogna vederli giocare delle partite. L’unica cosa che mi sento di dire è che per Doncic non poteva presentarsi scenario migliore; questo non vuol dire che sarà il rookie dell’anno o che condurrà i Mavericks al titolo per i prossimi dieci ma il contesto è il migliore possibile: una squadra in cerca di un nuovo leader, guidata in campo negli ultimi 20 anni da un giocatore europeo che in questa stagione sarà il suo mentore nel mondo NBA, rendendolo pronto per guidare Dallas. Non sappiamo se Doncic sarà in grado di essere il primo o secondo violino di una squadra di livello NBA ma, dal punto di vista ambientale, non avrebbe potuto trovare miglior collocazione.

Da un mondo a un altro: la nazionale italiana, invece, onestamente a cosa può ambire? Levati i soliti volti, il roster non sembra assolutamente all’altezza della situazione..

Questo gruppo, privo attualmente dei giocatori NBA e di quelli che partecipano all’Eurolega, non può ambire ad un granché in una competizione di alto livello. Per crescere, i giovani devono essere protagonisti anche a livello di club, la Nazionale non può bastare. Guardando dietro, a chi verrà, qualche buon elemento c’è ma si dovrà lavorare molto sulla formazione, dando la possibilità a questi ragazzi di crescere. Certamente non tutti avranno la possibilità di giocare al College come si accingerà a fare Nico Mannion tra un anno, confrontandosi atleticamente e fisicamente con giocatori di primissimo livello. Detto questo, aspettiamo di vedere il percorso della Nazionale di Sacchetti che dovrà guadagnarsi la qualificazione al Mondiale cinese e poi, una volta arrivati lì, se arriveremo lì, probabilmente quella sarà davvero l’ultima chiamata per i vari Gallinari, Belinelli, Datome, Melli eccetera. Tra il 2019 e il 2022 si concluderà questo ciclo, poi non sappiamo cosa ci sia ad attenderci onestamente.

Grazie del tempo che ci hai dedicato. Lascio a te le ultime parole famose..

Non sono famoso quindi nessuna “ultima parola famosa”, mi auguro semplicemente che sia stata una chiacchierata interessante.

Federico Falcone

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