Anna Foglietta e il coraggio di una madre, tra sogni di gloria del figlio e fragilità insormontabili

La fragilità di una donna, le debolezze di una madre e l’amore smisurato che un figlio può nutrire verso essa sono, all’interno di una pellicola, gli elementi più difficili da narrare o interpretare. Se c’è un qualcosa che, infatti, è difficile trasmettere o suscitare sono le emozioni. Queste, unitamente alla capacità di coinvolgere lo spettatore a livello empatico, rappresentano la colonna portante di “Un giorno all’Improvviso” in cui una bravissima Anna Foglietta è Miriam, madre di Antonio, giovane promessa del calcio italiano. Tra Antonio e Miriam il rapporto non sempre è facile, complice un passato complesso a causa dell’assenza di un padre e la paura, nel presente, di non poter vivere serenamente. Anche a causa dei problemi di salute della donna.

Foglietta è una bravissima interprete, perfettamente calata nel personaggio e coerentemente devota al carattere dello stesso. Non vi è presunzione, da parte di Anna, nel voler dare una visione distorta o soggettiva della debolezza umana e della fragilità di Miriam. Vi è la presa di coscienza di calarsi nei panni di un ruolo difficile che, al netto di quanto si possa descrivere o testimoniare, presenta innumerevoli casi analoghi in tutta Italia. O in tutto il mondo.

E questa è la forza di Anna: la capacità di far arrivare al pubblico una trasversalità di emozioni che vanno dalle lacrime di gioia alle lacrime di disperazione. Chiunque, infatti, riesca a lasciarsi trasportare dalla trama del film potrà riscontrare qualcosa di visto o vissuto.

Chi vive in un ambiente depresso, sarà depresso a sua volta – dichiara Anna – ogni giorno vi saranno numerosi ostacoli, numerose trincee da superare e solo un eroe che non si rassegna a un qualcosa che sembra già scritto potrà rialzarsi e superare dei muri invalicabili. “Un Giorno all’Improvviso ha un finale poetico che non può lasciare indifferente“.

Quaranta anni il prossimo 3 aprile, l’attrice nata a Roma ma di origini napoletane, ha sempre alzato l’asticella dell’attenzione sulla difficoltà di interpretare un personaggio come Miriam, incolpevole vittima di una provenienza geografica in grado di togliere anziché dare. Ecco il perché dell’ “eroismo” citato sopra. Dice Anna Foglietta all’Ansa: “La mia è una figura materna che fagocita il figlio, una donna profondamente malata. La mia fortuna è stata di aver subito creato un’alchimia con Massimo De Matteo, un attore e una persona con la quale mi sono trovata subito a mio agio“.

Nella corsa alla vittoria nella categoria come “Miglior attrice protagonista” se la dovrà vedere con Marianna Fontana (Capri-Revolution), Pina Turco (Il Vizio della Speranza), Elena Sofia Ricci (Loro) e Alba Rohrwacher (Troppa Grazia)