Flavio Bucci si racconta: io come Depardieu, la mia vita un viaggio straordinario e a 72 anni ho ancora voglia di giocare

Io credo che ognuno di noi abbia un proprio metro di felicità, non trova? e quindi ci si adatta a quel metro. Ho 72 anni e il mio viaggio l’ho fatto e sono felice, ho avuto tutto. Il mio è stato un viaggio meraviglioso. Il mio è un gioco, non un mestiere. Sono stato bambino come tutti, ma ho 72 anni e sono ancora bambino. Adesso vado a teatro a giocare, a raccontare una favola!


Flavio Bucci torna sul palconscenico con lo spettacolo E pensare che ero partito così bene… scritto a quattro mani con Marco Mattolini che ne cura anche la regia. In giro per l’Italia, l’attore di origini molisane si racconta in una scorribanda senza trionfalismi e senza vergogna, di libere associazioni, ricordi di teatro e di cinema, ma è anche la confessione delle dipendenze e del suo irrefrenabile bisogno di libertà, del suo rapporto con le donne, attraverso il racconto spudorato di mogli, figli e amori.


Come nasce l’idea di questo spettacolo e quali sono i momenti della sua carriera che ripercorre in scena?
Si tratta di un racconto sul viaggio che ho fatto sia come attore sia come essere umano. L’idea nasce qualche mese fa e ripercorro le tappe più importanti della mia carriera, dalle persone che ho conosciuto, sia a livello politico sia a livello sociale, ai momenti della mia esistenza, insomma….un percorso di vita legato alla mia professione, e non solo.

C’è un momento della sua carriera al quale è particolarmente legato?
Ne ho avuti tanti, ho molti bei ricordi. Ho conosciuto persone straordinarie, da Giovanni Paolo II all’onorevole Andreotti, grandi colleghi, da Tognazzi a Sordi, grandi scrittori, pittori, personaggi legati alla vita di uno che fa una professione artistica come la mia. Sono nato in un periodo storico particolare, nel ’47, nel dopoguerra. Terminato il servizio militare, a Roma a circa 20 anni ho iniziato questo viaggio….


Il titolo dello spettacolo è abbastanza critico e ironico….
Eduardo diceva che gli esami non finiscono mai! (ride ndr). La vita dell’essere umano, al di là che si faccia l’attore, è una summa di errori, di cose giuste e sbagliate. Questo vale, ovviamente per tutti. Siamo esseri umani e quindi siamo disponibili anche a peccare. Chi è senza peccato scagli la prima pietra, io non ho più pietre da scagliare, le ho esaurite tutte!

Da quanto tempo non saliva su un palcoscenico?
Non tantissimo, ma abbastanza, non ricordo esattamente, parecchio. La mia è stata una carriera particolare. Il mio pane quotidiano è sempre stato il teatro, il palcoscenico e spesso, d’estate, facevo cinema. Certo, a volte mi chiamavano per un film e poi magari il giorno dopo non se ne faceva nulla, nel teatro invece, era difficile far saltare una stagione o un tour.


Tra gli attori che ha doppiato qual è secondo lei quello più affine alla sua personalità?
I miei fissi erano Depardieu e Travolta. Sicuramente, a livello di follia e di gioco, sono sempre stato molto vicino a Depardieu, l’ho amato molto. Travolta era, invece, il prototipo del giovane attore americano, anche se non c’era nulla di male ad esserlo.


Pensa che ad oggi, al mondo dello spettacolo, del teatro, del cinema manchi il coraggio di essere se stessi?
L’attore è colui che più o meno tenta di raccontare e di riflettere la società moderna e la realtà che lo circonda. Adesso viviamo in un meccanismo abbastanza perverso. Guardo la tv e ci sono centinaia di canali, ognuno di essi deve trasmettere qualcosa di diverso. Quando ero bambino la tv l’avevano solo i bar sotto casa.. Io ho creduto e ho anche cercato di fare un lavoro attraverso il quale la mia ideologia potesse contare qualcosa, facendo anche discutere, a prescindere dalla ragione. Ma è la discussione a far crescere l’essere umano, impariamo anche dai torti! Il mondo, giustamente, va avanti anche senza di noi e oggi ci sono nuovi modi per raccontare una storia. Siamo andati sulla Luna, magari andremo anche su altri pianeti e scopriremo nuovi modi di trasmettere. Magari nel 4019 andremo a fare tournèe sulla Luna su Urano e magari ci sarà la traduzione simultanea! (ride ndr)


Cos’ è per lei la felicità?
Io credo che ognuno di noi abbia un proprio metro di felicità, non trova? e quindi ci si adatta a quel metro. Ho 72 anni e il mio viaggio l’ho fatto e sono felice, ho avuto tutto. Il mio è stato un viaggio meraviglioso. Il mio è un gioco, non un mestiere. Sono stato bambino come tutti, ma ho 72 anni e sono ancora bambino. Adesso vado a teatro a giocare, a raccontare una favola!


…quindi non c’è niente che rimpiange?
ovvio, ognuno di noi ha dei rimpianti. Ho 72 anni e vorrei averne 22. Le pare poco?


…lo spirito penso che sia quello……
Beh, si un pochino! Stiamo parlando e ridiamo, cosa c’è di più meraviglioso?