I due volti di Netflix: colosso miliardario e pericolosa dipendenza

Vanta 125 milioni di utenti sparsi in 200 paesi differenti, possiede un valore superiore a 100 miliardi e consuma più di un terzo del traffico di internet mondiale. Il colosso della tv in streaming ha sorpassato anche Walt Disney, strappandole il titolo di società media di maggior valore.

Ma come è successo, da quando Netflix è così potente? Facciamo un tuffo nel passato. Nato nel lontano 14 aprile del 1998, il suo intento iniziale era di noleggiare DVD e videogiochi, ben diverso da come lo conosciamo ora. Nel 2000 l’azienda si ritrovò ad offrire quasi la metà delle sue azioni a Blockbuster, allora leader del noleggio mondiale, che rifiutò. Ora è, come saprete, fallita.

Lo streaming è arrivato solamente dieci anni dopo la fondazione, ed è stato supportato da una serie di azioni mirate volte a capire che cosa la gente ricercasse di più. Una teoria non confermata suggerisce che Netflix abbia studiato i titoli più scaricati illegalmente dai siti Torrent. Grazie a calcoli applicati a queste informazioni è riuscito (e riesce tutt’ora) ad individuare i contenuti più adatti al suo pubblico. Un chiaro esempio che ci ricorda come i dati siano diventati la moneta del terzo millennio.

Ma non è sempre stato tutto rose e fiori per il colosso, per raggiungere questi risultati ha dovuto correre dei rischi. Chi non risica, non rosica.

Il caso più eclatante è senza dubbio quello di House of Cards, meglio conosciuta con il nome di “prima Serie Tv originale lanciata da Netflix”. Infatti nel 2013 l’azienda ha fatto un passo di gigante, un possibile passo più lungo della gamba. Ma quello che successe dopo dimostrò il contrario. In un primo momento sembrò non filare tutto liscio. Dopo un impatto iniziale al di sotto della linea della soddisfazione, però, agli Emmy Awards la serie prese 8 premi.Quello fu solo l’inizio, ora ogni anno Netflix riceve tantissime nomination e premi, senza contare anche lo scoglio degli Oscar. Nessun servizio di streaming aveva mai riportato tal risultati.

Ma, ahimè, non è tutto oro quel che luccica. Ultimamente il colosso sta ricevendo parecchie critiche riguardanti il binge watching. Trattasi di un neologismo formato da binge, abbuffata o gozzoviglia, e watching, guardare. Con un accezione parecchio negativa poiché binge viene utilizzato assieme a drinking per l’abuso di bevande alcoliche e con eating in riferimento al disturbo da alimentazione incontrollata.
Ma di cosa si tratta? Semplicemente il guardare programmi televisivi per un periodo di tempo eccessivo.

Come si può etichettare, allora? Un vizio, una passione, o semplicemente un passatempo?
No signori, è una malattia, una dipendenza. Così è stata definita dall’Università del Texas in seguito ad uno studio su un campione di 316 individui. Le ricerche dimostrano che chi trascorre più di quattro ore al giorno davanti alla tv sviluppa sintomi analoghi a quelli presentati da chi abusa di sostanze, di alcol o da chi è affetto da gioco d’azzardo patologico.

Ci sono craving e sintomi da astinenza, nonché importanti limitazioni nel funzionamento sociale, personale e lavorativo. Inoltre stare per troppo tempo davanti a uno schermo disidrata e irretisce gli occhi, oltre a portare a disturbi del sonno.

Ma quanto è difficile cadere nella trappola, entrare nella spirale? Non lo è affatto. Praticamente scatta tutto da solo “grazie” alla funzione di AutoPlay attiva alla fine di ogni episodio. Finisce un programma, pochi secondi di pausa, e già la puntata successiva è in corso. E vengono saltati persino sigla e titoli di testa. Praticamente ci si ritrova e vedere un lunghissimo film. Ed è difficile stopparlo a metà, ci fa sentire in colpa.

Netflix si sta informando su questo problema cercando di arginare i danni e non essere oggetto di cattiva pubblicità. Ovviamente rimane il fatto che ognuno è consapevole e responsabile di ciò che fa, non può puntare il dito contro l’azienda.

Noi, intanto, abbiamo posto alcune domande ad una cliente, la miglior voce in capitolo. Ecco un estratto dell’intervista a Lucrezia, 18 anni, un’abbonata media.

Mediamente quante ore al giorno trascorri su Netflix, cosa guardi e dove?

Circa un paio o poco meno, due episodi da 50 minuti l’uno. Alle volte però anche 3 o 4, è molto variabile. Perlopiù guardo serie tv e film, purtoppo gli anime in giapponese non si trovano. Utilizzo unicamente il cellulare, non ho un televisore moderno ed il telefono è sempre con te, è comodissimo.

Pensi che possa sostituire la tv, se non l’ha già fatto?

Non credo accadrà questo, Netflix non possiede tutti i programmi e le trasmissioni come tg, calcio, sport, e via dicendo. Si possono trovare tante piattaforme, svariati documentari e film, ma sono comunque molto limitati. Però acquista contenuti e serie popolari che interessano ai clienti, c’è comunicazione tra le parti. Ad esempio ha comprato i diritti e ha rinnovato la quarta stagione di Lucifer perchè i fan lo volevano, non gli piaceva il fatto che si fosse fermato alla terza.

Credi che il binge watching possa provocare problemi mentali o fisici?

Sicuramente a me provoca tante occhiaie! Anche un po’ di bruciore agli occhi, alla fine ne escono stanchi e provati, soprattutto la sera tardi con il buio. Inoltre alcune volte causa insonnia. Se uno guarda tante puntate di fila è perchè si è fatto coinvolgere e alle volte è davvero difficile mettere in pausa la serie che tanto ti piace. Ció potrebbe distrarti da altri impegni, come lo studio…

Sandro Erba