I Subsonica guardano al futuro con 8, ecco il nuovo disco della band torinese/RECENSIONE

Ma adesso siamo qui”, cantano i Subsonica in “Jolly Roger”, brano di apertura del loro nuovo album: “8”. E sono tornati dopo quattro anni fuori dalle scene, ognuno dopo aver percorso strade diverse, alcune musicali, alcune no. Quando ho scoperto che si sarebbero riuniti ho provato un piacevole timore. Ebbene sì, timore. Perché non sapevo cosa aspettarmi. Non sapevo se mi sarei trovata di fronte alla critica sociale di un “Corpo a corpo” o l’emozione di  un’ “Aurora Sogna”, o addirittura il sentimento di un “Quando”.

Ma poi, seduta ad una scrivania in una serata d’autunno qualsiasi ho capito che “8” è tutto quello e non solo. “8” è l’equilibrio musicale dei Subsonica, un progetto pieno zeppo di volute citazioni del passato ed è come se avessero ripreso a scrivere e musicare direttamente dagli anni ’90. In effetti sono stati gli stessi artisti a rivelarlo.

“8” incomincia, quasi provocatoriamente, da quegli anni 90 dove tutto ha avuto inizio.  Scommettendo sulla loro attualità. Per poi proiettarsi traccia dopo traccia, progressivamente  verso il futuro. Con parole che guardano il presente di questi “anni senza titolo” dritto negli occhi – scrivono i Subsonica ai loro fan –

Ma andiamo con ordine. Trascorsi 4 anni Samuel, Max, Boosta, Vicio e Ninja annunciano il loro ritorno e iniziano a lavorare al loro ottavo capitolo, ovviamente nella città che ha dato loro i natali, Torino. Sei mesi di sudore, idee e anche fuoco e fiamme per poi raggiungere Londra, sede del mixaggio, realizzato dalle mani della giovanissima Marta Salogni. In questi mesi giochi e provocazioni hanno infiammato gli animi dei fan che hanno scoperto di volta in volta indizi sul nuovo album, dal nome alla data di uscita, fino alle date del tour, prima europeo e poi italiano. Dopo il primo singolo, “Bottiglie Rotte”, “Punto Critico, e una speciale Dark Room in cui i fan più fortunati hanno potuto ascoltare il disco in anteprima, si è andati in Puglia, a Castel del Monte, unico castello italiano con pianta ottagonale, che ha fatto da sfondo alla prima presentazione ufficiale di “8”. E da lì, come da calendario, si presentò  il 12 ottobre e allo scoccare della mezzanotte Spotify , Apple Music, Amazon e molte altre piattaforme hanno lanciato le 11 tracce di “Ottavio”, figlio amato e tanto atteso.

“Jolly Roger” e “L’incubo” sembrano uscite direttamente da “Subsonica”, album del ’97. La prima funge da collante rispetto al passato, spiega in un certo senso il titolo del disco, ma è la seconda che, insieme al rapper Willie il Peyote, dà lo slancio, verso la speranza e soprattutto il futuro e l’ignoto, nonostante la paura e le incertezze. Con “Punto Critico” si entra nel vivo, un richiamo espresso al sound di Microchip Emozionale. Poco più di 4 minuti di analisi del tempo, senza una vera narrazione, fornita piuttosto tramite alcune problematiche generazionali che ci affliggono, ora. Come quella de “La Fenice”, nella sua duplice veste, autoritaria e avida di potere sì, ma anche coraggiosa, piena della forza per “risorgere dalle proprie ceneri”.  Giunti all’ascolto del quinto e del sesto brano ci immergiamo in quell’eleganza che in un certo senso ha contraddistinto “Amorematico” nel 2002. “Respirare” rappresenta la dolcezza, un brano intenso di sentimento che ci consiglia e invita a non farci carico di tutte le colpe del mondo, a scrollarci di dosso quell’ansia che questa esistenza ci “regala” quotidianamente affinchè si possa “non pensare più”. E “Bottiglie rotte”, ormai hit in classifica, è la descrizione di un globo ormai indifferente, apatico in cui l’apparenza la fa da padrona e nessuno ci chiede più se stiamo bene oppure no.

Se “Respirare” è una bomba piena di sentimento, “Le onde” regala il senso di dolore e malinconia che si prova per la perdita di una persona cara. Dedicata a Carlo Rossi, storico collaboratore della band torinese, morto in un incidente stradale nel 2005, la canzone nasce in maniera spontanea, come è giusto che sia, dalla dolce melodia di un pianoforte.  E poi è la volta de “L’Incredibile performance di un uomo morto” che in una ascendente climax musicale descrive lo scorrere di una lacrima sul viso di un uomo capace di riscrivere di sé. E poi aria morbida, un nuovo cantico e la terra dove crescere “Nuove radici”, nono brano del disco, che simboleggia la rinascita e la libertà di chi cambiato strada per una vita più rude e naturale.

Ma sarà il finale che vi lascerà a bocca aperta, in un ossimoro tematico caro ai nostri Subsonica.  L’intro di “Cieli in fiamme” è chiaro fin da subito: tensione, ansia, rabbia, paura, un vortice di emozioni e abbracci con il proprio demone.  E dopo la tempesta e l’uragano, solo brividi ed emozioni  con la parte conclusiva del disco e “La bontà”che richiama tutti gli stili della band torinese. Intensa, buona, preghiera della sera, la bontà ci salverà? Forse si, forse no, i Subsonica non ce lo rivelano, ma ci offrono suggestioni su cui riflettere.

Ora, non ci resta che attendere i tour, durante i quali torneremo ad essere “comproprietari” al 50% di quei testi e sound che in un certo qual modo abbiamo fatto anche nostri.