Il grido d’allarme di Amnesty International: inaccettabile che nel 2018 ci sia ancora la pena di morte

Amnesty International non ci sta e alza la voce: ” Da quando, nel 1970, abbiamo iniziato la nostra lotta per l’abolizione della pena di morte nel mondo, sono stati fatti grandi passi in avanti. Sono sempre di meno gli stati che adottano questa pena disumane, anche nel 2017, abbiamo assistito a una diminuzione delle esecuzioni. Ma c’è ancora molta strada da fare: solo nel 2017 sono state emesse almeno 2.591 condanne alla pena capitale e 993 persone sono state messe a morte”. Mahmoud Abu Zeid rischia la condanna a morte insieme agli altri 738 imputati del processo sui disordini a Rabaa, in Egitto. Il fotoreporter stava riprendendo il violento sgombero di un sit-in convocato dalla Fratellanza musulmana a Rabaa al-Adawiya, un quartiere del Cairo. In quell’occasione, le forze di sicurezza egiziane uccisero oltre 600 manifestanti. La Corte penale speciale e la Corte suprema dell’Arabia Saudita hanno confermato la sentenza capitale nei confronti di Ali Mohammed Baqir al-Nimr, giovane attivista sciita condannato a morte per reati presumibilmente commessi all’età di 17 anni. Ali al-Nimr ha esaurito ogni possibilità di appello e può essere messo a morte appena il re ratifica la condanna. Ahmadreza Djalali ricercatore esperto di Medicina dei disastri e assistenza umanitaria presso l’Università del Piemonte Orientale di Novara è stato condannato in via definitiva a morte da un tribunale iraniano con l’accusa di “spionaggio”. Djalali è stato arrestato dai servizi segreti mentre si trovava in Iran per partecipare a una serie di seminari nelle università di Teheran e Shiraz.