Juve forza quattro, Milan affondato. I bianconeri di Allegri verso l’ennesimo double

Un poker che ne propizia un altro per la Juventus che trionfa sul Milan nella finale di Coppa Italia collezionando, de facto, l’ennesimo double della gestione Allegri, il quarto in altrettante annate alla guida della Vecchia Signora. Perentorio il 4-0 che consegna il match agli archivi, punizione forse eccessivamente severa per un Milan volenteroso certo ma duramente lavorato ai fianchi dallo strapotere bianconero, dilagante nella ripresa.

La stagione si avvia così ad un epilogo che ai blocchi di partenza poteva sembrare scontato ma che in itinere era stato messo pesantemente in discussione tanto nei patrii confini che in sede europea. L’amarissimo boccone ingoiato al Bernabeu avrebbe fatto vacillare persino il gruppo maggiormente resiliente ma questo non è accaduto. Da lì si è ripartiti per dare continuità ad un progetto tecnico cui certamente manca il suggello continentale ma che verrà consegnato agli annali come uno dei più vincenti nella storia del calcio. Il ciclo non è esaurito ma è pronto ad arricchirsi di un nuovo capitolo, questo il concetto espresso nel post partita da Allegri che non ha lesinato appunti neppure troppo sibillini ai critici, come è emerso nel battibecco sorto in diretta Rai con Mario Sconcerti quando, nel pieno di un comprensibile motto d’orgoglio, ha lanciato l’anatema «Vi aspetto tutti al varco», scagliandosi contro i sofismi che, a detta sua (ed anche dello scrivente…) hanno invaso la letteratura ed il giornalismo sportivo, col rischio di ridurre tutto ad un mero esercizio di stile. Il Milan, dal canto suo, può certamente recriminare sugli errori marchiani di Donnarumma, in verità non i primi di una stagione con più ombre che luci, nata male e finita peggio, anche se servirebbe come mero palliativo, di sicuro non adatto a lenire le conseguenze derivanti dall’assioma di una manifesta superiorità mostrata dagli avversari, trascinati dalla doppietta del goleador d’eccezione Benatia, dalla rete di Dybala, salito di colpi nella ripresa dove ha mostrato pezzi pregiati del repertorio e dal gol di Douglas Costa, go-to-guy se ce n’è uno, esiziale con le sua capacità di creare superiorità numerica in ogni dove, totalmente imprescindibile ormai nello scacchiere juventino.

La Juventus colleziona quindi la sua 13^ Coppa Italia e lo fa dando un segnale di forza, mentale e tecnica. Allegri mette in bacheca il suo 11° trofeo, ad un’incollatura dal 12° che sarà verosimilmente lo Scudetto. Volendo trovare un senso a tutto questo mi permetto di dire che, nello sport come nella vita, semmai dovesse esserci una discrasia tra teoria e pratica, il problema risiederebbe sempre nella corretta formulazione della prima, con buona pace per i “maestri di calcio”.

Antonio Rico