Michela Andreozzi si confida a Trend&Moda: “Sullo schermo sono il primo amore di Pieraccioni! Boncompagni? E’ stato un genio!”

Attrice, registra, sceneggiatrice, conduttrice radiofonica, autrice e scrittrice, Michela Andreozzi è una donna con la “D” maiuscola, solare, divertente, genuina, una bomba in ogni sua veste, ma anche una grande combattente, sempre in prima linea per le donne e i loro diritti.

Abbiamo incontrato l’artista romana in occasione dei suoi progetti imminenti, al cinema e in teatro.

Il 29 novembre esce “Se son Rose”, il nuovo film di Leonardo Pieraccioni, che ruolo interpreti?

Io sono Angelica, una delle ex di Leonardo, circondato da altre ex fidanzate. Sono però il primo amore e lui ha di me un ricordo nostalgico e tenero e queste ex rappresentano un aspetto del perché ci si lascia. C’è chi si lascia per noia, chi per incomprensioni, il mio personaggio rappresenta il tradimento, ma secondo me c’è anche di più. Angelica ha problemi di memoria e questo fatto che lei ricordi solo certe cose piuttosto che altre è rappresentativo di quello che per noi rappresenta il primo amore.  Siamo abituati a mitizzarlo ma in realtà rappresenta il momento più catastrofico della nostra vita sentimentale, proprio perché abbiamo una memoria selettiva. Angelica è custode delle memorie più dolci del personaggio di Leonardo, perché è il primo, ma è anche quella che svela degli altarini, in qualche maniera.

 

Come è stato far parte di questo film?

E’ stato molto più che piacevole! Ho ricevuto la sceneggiatura prima che Leonardo mi offrisse la parte e mi è piaciuto da subito. Ho capito dall’inizio che si trattava di una commedia in cui Leonardo era in grandissimo spolvero, e poi, a prescindere dall’età delle ex, in quanto nel cast sono la più grande, mi ha fatto molto piacere essere Angelica perché se avessi dovuto scegliere un personaggio avrei di certo scelto lei.

Il 14 novembre hai finito di girare il tuo secondo film, “Brave ragazze”, un cast tutto al femminile…

Si, cast al femminile ( Ambra Angiolini, Ilenia Pastorelli, Serena Rossi e Silvia D’Amico), ma con una super quota azzurra con Max Tortora e Luca Argentero. È una storia vera, che è accaduta a metà degli anni ’80 in Francia che ho conosciuto grazie agli altri cosceneggiatori. Loro l’hanno letta sul giornale negli anni ’90 e a me è arrivata nel 2004! Non ho lottato per realizzare questo film, ma la verità è che ci sono riuscita dopo 15 anni perchè questo era il suo momento. Non sapevamo bene chi avrebbe potuto dirigerlo al tempo né sapevamo chi si sarebbe affezionato ad una storia di cronaca femminile, la storia di 4 donne disgraziate che nel giorno più buio della loro vita si travestono da uomini, comprano 4 pistole e rapinano la banca del paese. Dieci, quindici anni fa, un film del genere probabilmente non sarebbe stato accolto come dovuto, come oggi. Dopo il primo film ho ripreso questo progetto perché mi era rimasto nel cuore. Sarebbe stato difficile farlo come opera prima perché è un film in costume e poi è un action in tutti i sensi. Questo era il momento giusto, anche perché affronta un tema molto attuale, quello della realizzazione femminile.

Ho, peraltro, voluto fortemente lavorarlo nella chiave della commedia, un action comedy, che non fosse drammatico. In questa avventura fantastica, le ragazze sono una specie di cenerentola al contrario e sul set sono state molto solidali tra loro, sebbene ognuna con un percorso professionale differente, hanno lavorato in squadra! Ambra ha una storia cinematografica e televisiva lunghissima, Ilenia ha fatto poche cose ma molto forti, Silvia viene da un cinema anche molto raffinato, Serena ha, invece, una cifra pop ma che nasconde una grandissima raffinatezza come attrice. Ognuna di loro ha portato grande generosità, e sono diventate amiche, hanno una chat loro, dalla quale io sono esclusa, perché il regista è escluso! (ride ndr)

…difficile  che sul set più donne facciano gruppo tra loro?

È difficile fare gruppo se ci sono delle prime donne, ma non è detto che siano donne, le prime donne non hanno genere. In questo film ci sono state donne con i fiocchi! Ci siamo divertite tantissimo e hanno capito come relazionarsi tra loro. Ad esempio Ambra ha fornito molti spunti durante la realizzazione del film e non mi stupirei se fra qualche anno dovesse passare alla regia, lei è molto creativa!

..in effetti sembra ancora difficile concepire come uniche protagoniste in un film o in uno spettacolo delle sole donne o addirittura vederle nelle vesti di registe…

Io sto conducendo una battaglia su questo, contro il gender, in generale. Il film deve essere giudicato perché è piaciuto, non perché vi siano 4 donne protagoniste o perchè la regia sia di una donna. Quindi è vero che questo film è un action comedy quasi completamente al femminile, ma è comunque un action comedy! Un tema simile può e deve essere affrontato dalle donne perché siamo in una fase di transizione, dal medioevo al futuro; medioevo perché  ancora muore una donna ogni giorno per mano violenta, ma allo stesso tempo ci sono donne che fanno delle cose straordinarie, sostenute anche perché sono donne. Questo aspetto qui, se posso, lo cavalco, ma non è questo che desidero nella vita, desidero essere giudicata perchè faccio un buon lavoro.

Questo è un periodo molto florido anche dal punto di vista teatrale, cosa sta per debuttare a teatro e cosa bolle in pentola?

Torno a teatro come autrice, prima a Roma dal 30 novembre e poi con una piccola tourneè con “Prestazioni Straordinarie” che ho scritto per Fabrizio Sabatucci e Cristiana Vaccaro. E’ la storia di una coppia in crisi, lui un pornodivo che non ha più voglia di lavorare e sua moglie invece un’attrice impegnata, una specie di “Sandra e Raimondo 2.0”. Lui non vuole più lavorare con le altre donne ma vuole solo avere rapporti con la moglie e lei non accetta questa situazione perché era abituata a trascorrere le serate sul divano insieme al marito. Questo tema lo abbiamo scelto proprio per mostrare le differenze tra la vita sessuale di oggi, ormai digitalizzata, fruibile, scontata e quella di un tempo che invece aveva un altro sapore. La regia, poi, è di mio marito Massimiliano che si è divertito molto ad inserire del suo e del nostro!

..e torni a teatro come protagonista de “Il tempo delle mele”…

Si, torno con questo monologo che ha debuttato qualche anno fa perché è molto apprezzato. Ogni versione che porto in scena è diversa dall’altra, sia perché c’è il pubblico che torna a vederlo ed è un dovere, sia perchè altrimenti mi annoierei! Di volta in volta inserisco riflessioni diverse, questa volta al Teatro La Cometa sarà un viaggio nella memoria, interattivo, con la musica e questo sarà anche dedicato al Natale e al Capodanno.

 

 

E’ difficile lavorare a fianco di tuo marito Massimiliano o è sempre tutto “rose e fiori”?

Nulla è rose e fiori, anzi la vita è giustamente rose e spine, anche se noi come coppia siamo più casarecci delle rose. È una bella vita, che ci piace tanto in tutto. Amiamo così tanto quello che facciamo che comunque dentro casa non parleremmo d’altro! Quando lavoriamo insieme il pro è rappresentato dal fatto che ci capiamo al volo, il contro, che per me è sempre un pro, è il fatto che ci si confronta su tutto, quindi ad un regista estraneo hai difficoltà a mostrare le tue perplessità, ad un marito, invece si ha meno timidezza nell’esprimerli, quindi lì per lì può causare attriti ma poi è sempre un beneficio per il prodotto finale.

Hai lavorato da giovane con Boncompagni, in Domenica In e Non è la rai, che ricordo hai di quei periodi?

Io nasco in un momento in cui la televisione offriva un prodotto reale e sono contenta di aver lavorato con dei geni. Sono stata 8 anni a fianco di Boncompagni che faceva una televisione che lui definiva “del nulla” ma come la faceva lui non la faceva nessuno! Il contenuto della sua televisione era dato comunque dall’estetica, cosa che adesso non c’è più. Era comunque una televisione estremamente innovativa, come il giardino dell’eden che fu una bomba profetica, una visione celestiale di queste ragazze che non facevano nulla, se non quello che facevano dentro casa, ballavano davanti lo specchio, cantavano e tutto questo rappresentava una distrazione, una freschezza che adesso non c’è più. Sono contenta di essere cresciuta professionalmente accanto ad un uomo che non mi ha mai spinta a fare certe cose, ho fatto una gavetta lunghissima perché era nella mia natura fare una gavetta lunghissima. Non avrei mai potuto fare alcune delle cose che faceva Ambra e dopo il mio primo film “ Nove lune e mezza” , nato per me e Claudia (Gerini) che nella vita siamo un po’ come due sorelle, volevo fortemente Ambra in questo mio secondo film perché l’ho vista nascere a 14 anni, la conosco come le mie tasche!

 

Hai vestito i panni anche di scrittrice con il tuo primo libro “Non me lo chiedete più”, una raccolta umoristica su una scelta di vita importante…

Sentivo che era il momento di riflettere pubblicamente su una scelta di vita importante e anche in qualche maniera di difendere quelle donne che hanno deciso di dedicarsi ad altro piuttosto che a una famiglia in senso stretto e anche in parte a quelle donne che non hanno potuto. Prima di essere donne siamo esseri umani e quindi non è che siccome abbiamo un utero dobbiamo usarlo per forza. L’altro discorso era relativo all’adozione, anche se non puoi realizzare un aspetto della tua vita ci sono tanti modi per renderla una vita densa, intensa e di valore. Non sono i figli a dare valore alla vita di una donna, è la vita in sé che ne ha.