#MotoGPReport: le pagelle del Gran Premio del Qatar

La stagione 2019 si apre con un meraviglioso refrain, quell’infinita battaglia Dovizioso – Marquez che da oltre due anni infiamma la classe regina delle due ruote. Come l’anno scorso, stavolta senza “incrocio”, la spunta il Dovi che riesce a resistere agli assalti del catalano, bestia da gara come poche. Completa il podio il consistente Crutchlow mentre le Yamaha deludono, specie col poleman Viñales che finisce dietro all’immarcescibile Valentino Rossi.

DOVIZIOSO: 10. La straordinaria forza mentale è l’asse portante della sua performance. Solo lui dimostra gara dopo gara di tenere botta al fenomenale Marquez nel corpo a corpo. Coriaceo e stratega, conduce una gara dai ritmi volutamente bassi che gli fanno conservare quel tanto di gomma che basta per rintuzzare il classico assalto finale del Campione del Mondo che, stavolta, trova tutte le porte sbarrate. Standing ovation.

MARQUEZ: 9. In prova non ne aveva e la “querelle scia” con Petrucci è sorta non a caso. In gara, però, la musica cambia. Rins gli dà filo da torcere ed è costretto a dare più gas di quanto vorrebbe, mettendo un po’ troppo alla frusta la sua Honda. Nel finale porta la stoccata verso il ducatista e riesce anche ad infilarlo ma non ne ha per andarsene e nemmeno per resistere al contrattacco. Resta l’uomo da battere.

CRUTCHLOW: 8,5. Al netto dei marziani lì davanti, si fa fatica a trovarne uno della sua consistenza. Tremendamente tosto come sempre, non si spaventa dell’inizio arrembante delle Suzuki e si mette lì a studiare il da farsi. Il compagno di squadra lo insidia anche a brutto muso ma senza ammaccarne la corazza. Viene fuori grazie alla sua capacità di guidare con gomme in crisi e agguanta un podio pesante che fa iniziare al meglio la stagione 2019. La sua candidatura a “terzo incomodo” è ufficiale.

RINS: 8. Arrembante, veloce e caparbio. Tenta addirittura la fuga ad un terzo di gara ma Dovizioso e Marquez salgono di colpi e lo arginano. Dimostra di aver gran ritmo per tutto il weekend, padroneggia al meglio una Suzuki ancora indietro di motore ma per il resto nata molto bene. Peccato per non aver conquistato un podio che meritava ma la strada giusta è stata decisamente imboccata.

ROSSI: 7,5. Viene sempre fuori dal guado. In prova la situazione era semi catastrofica con lui inchiodato in 14^ posizione a crucciarsi di fronte alla pole del compagno di squadra. Come spesso capita, dopo il semaforo verde inizia a sentirsi a casa e con pazienza e infinita sagacia non strappa ma costruisce una lenta ed inesorabile rimonta che, nelle ultime tornate, gli fa regolare anche lo stesso Viñales che in griglia vedeva col binocolo. Non molla, c’è poco da fare.

MIR: 7. Gran bel debutto per il talentuoso spagnolo in sella alla Suzuki. Per larghissima parte della corsa fa gara di testa e resta incollato all’indiavolato compagno di squadra Rins. Nel finale non gestisce alla perfezione il degrado, scivolando in ottava piazza sotto la bandiera a scacchi. Peccati di gioventù e di fisiologica inesperienza. Il manico, però, è di quelli pesanti ed è questo quello che conta.

PETRUCCI: 5,5. In prova era sempre stato tra i migliori, salvo poi farsi innervosire dal “segugio” Marquez in qualifica, dovendosi accontentare di una quinta fila che gli stava decisamente stretta. La sua condotta di gara è abbastanza piatta, con qualche sussulto sporadico che non produce risultati concreti. Ora ha la moto giusta ed il team factory alle spalle, attendersi più di questo è doveroso.

VIÑALES: 5. Ci risiamo. Ottimo in prova, disastroso nella prima parte di gara e costretto ad una “remuntada” nel finale che, come stavolta, può anche non riuscirgli. Dopo la fiammata in qualifica, al via si fa inghiottire dal gruppo e non riesce a resettare mentalmente finendo per perdersi. Tenta di ricostruire tutto quando le maglie si sgranano ma invano. Finisce dietro a Rossi che era partito 13 caselle dietro di lui. Così non va.