“Ostacoli soprattutto culturali per le riforme. Mancini? Un uomo sereno”. L’intervista al Presidente FIGC Gabriele Gravina

Nella giornata di sabato 30 marzo, a margine di un evento che lo ha visto ricevere a Celano (AQ) il premio “Le radici del cuore”, il Presidente della FIGC Gabriele Gravina mi ha concesso l’opportunità di un’intervista ad ampio spettro sullo “stato dell’unione” dello sport più amato dagli italiani. Calcio femminile, riforma dei campionati e del sistema dei controlli, scenari futuri in ambito europeo e una chiosa sul Ct Mancini sono state le macro aree di una conversazione che conferma la lungimiranza, la fermezza ma anche la spiccata sensibilità dell’uomo chiamato a guidare la riscossa del calcio italiano.

Il calcio femminile sta attraversando un periodo di enormi cambiamenti idonei a renderlo sempre più materia di interesse anche a livello di cronaca. Come pensa che verrà ricordato il match Juventus-Fiorentina del 24 marzo scorso all’Allianz Stadium di Torino? Potrà simboleggiare una sorta di evento spartiacque tra il prima ed il dopo del calcio femminile italiano?

“Quella giornata sarà ricordata come una delle giornate più belle non solo per il calcio ma per lo sport italiano in generale. Questo è il percorso che dovremo seguire nei prossimi mesi e anni affinché, non lasciando nulla di intentato, all’orizzonte presto si palesi uno sviluppo del nostro sport privo di differenze di genere, libero dalle tensioni spasmodiche della ricerca del risultato a tutti i costi, talvolta, purtroppo, anche violando le regole del gioco. Cercheremo di cavalcare l’onda positiva di quella bellissima giornata per la prossima partita della Nazionale femminile in programma il 9 aprile a Reggio Emilia. Vogliamo rendere questi momenti non più l’eccezione ma la regola”.

Restando proprio in tema di Nazionale femminile, il Mondiale è ormai alle porte e le Azzurre vi torneranno a distanza di 20 anni dall’ultima volta, per giunta all’esito di un percorso netto durante le qualificazioni. Il girone vedrà l’Italia affrontare Australia, Giamaica e Brasile; quale potrebbe essere un obiettivo realistico, minimo o comunque soddisfacente da centrare in Francia?

“Inutile nasconderci, il nostro girone è complesso e presenta delle insidie evidenti. Tuttavia la dedizione e l’entusiasmo, valori che sono propri di queste ragazze, riescono talvolta ad aiutare a cogliere risultati eccezionali. Ho un sogno: vedere presenti alle Olimpiadi del 2020 a Tokyo due squadre azzurre”.

L’elaborazione di un sistema sostenibile è stato uno degli assiomi che ha caratterizzato il suo percorso manageriale ed accademico. Dalla prossima stagione, come da Lei stesso comunicato, verrà introdotta una regola volta ad estromettere dai campionati professionistici qualunque società che, nell’arco di una stagione sportiva, non sia in regola con due bimestri di emolumenti. Anche in considerazione della riforma dei campionati deliberata dal Consiglio federale lo scorso 30 gennaio, quali saranno le principali difficoltà da affrontare per mettere a regime il nuovo assetto del nostro calcio?

“Le difficoltà sono soprattutto culturali e sono sempre le più difficili da rimuovere. Più che sul numero delle squadre partecipanti, si dovrà incidere in modo da innalzare il livello globale della competizione. Le norme che abbiamo predisposto sono molto stringenti ed il nuovo sistema dei controlli che abbiamo elaborato genererà sicuramente un maggior rispetto per il valore intrinseco della competizione sportiva. Partendo da questo, si produrranno effetti a caduta sull’intero sistema che condurranno ad una riforma che a volte potrà essere condivisa, talaltra dovrà invece essere imposta”.

Il tema delle riforme è fisiologicamente divisivo. In questi mesi è iniziata a circolare un’ipotesi che abbiamo visto progressivamente assumere contorni sempre più definiti e che vorrebbe l’ECA (organismo di rappresentanza dei top club europei; presieduto da Andrea Agnelli, ndr) farsi promotrice di una radicale inversione dei calendari, con le competizioni europee chiamate a tener banco nei weekend ed i campionati spostati in mezzo alla settimana. Al netto di alcune timide smentite, per il post 2024 i club spingerebbero quindi per la delineazione di una lega, di fatto, proprietaria. In che modo si porrebbe la Figc dinanzi a questo ipotetico scenario?

“Ho enormi riserve su questa eventualità. Sono chiamato a difendere il calcio del territorio, dei campanili, dei comuni. Il calcio italiano non si può distaccare da quelle che sono abitudini sacre sotto il profilo della propria scansione temporale. Ci confronteremo certamente anche su questo ma ritengo ci siano notevoli distanze”.

Di riforma ve n’è anche una che sta togliendo il sonno a molti dalle parti di Largo Giulio Onesti: si tratta del disegno di rivisitazione generale dell’assetto sportivo nazionale promosso dall’attuale Governo. Assisteremo alla migrazione dell’attività strumentale attribuita fino ad ora a Coni Servizi S.p.a verso la nuova controllata, stavolta direttamente dal Governo e non più dal comitato olimpico italiano, Sport e Salute S.p.a. che si preoccuperà di promuovere l’attività di base, la cultura sportiva ed i risvolti educativi e salutistici della stessa, lasciando nelle mani del CONI la “sola” attività di vertice. Crede che questo nuovo assetto potrà conciliarsi con azioni e progettualità della Figc o intravede discrasie all’orizzonte?

“Ritengo che il progetto di riforma in questione impatti poco col modello dello sport in senso stretto. Dovremo essere bravi a comprendere e pesare l’efficacia dello sport in tema di formazione e aggregazione sociale. Una volta metabolizzata questa consapevolezza, capiremo che sport non significa solo puntare alla medaglia ma possiede al suo interno molteplici dimensioni che vanno assolutamente valorizzate. Solo a quel punto avremo colto la più importante delle vittorie. Faremo tutto questo tanto con l’ausilio del CONI che, anche all’esito della riforma, conserverà una leadership nel nostro mondo quanto con Sport e Salute. Il tutto sempre senza dimenticare impegni e intendimenti specifici di ogni federazione sul territorio”.

Nel ringraziarla per la grande disponibilità ed il prezioso tempo concessomi, le propongo una chiosa su Mancini. Dovesse sceglierne uno, quale aggettivo utilizzerebbe per descrivere il nostro attuale Ct?

È una persona serena. Ha idee molto chiare e scopro giorno dopo giorno quanto sia attento ai dettagli. È capace di entrare in sintonia con tutti: sa essere calciatore coi calciatori, giovane con i giovani, sa essere un padre in alcuni momenti come anche suonare la carica o tirare una riga quando necessario. L’Italia può fare grande affidamento in lui”.