Ridere davanti ai dispiaceri della vita: Trend&Moda incontra Antonello Fassari

“Che Amarezza” è una filosofia di vita oltre che il titolo del nuovo spettacolo di Antonello Fassari. L’attore romano porta in scena per l’Italia un monologo in cui dialoga con Cesare, personaggio di spicco nella serie tv “I Cesaroni”, un uomo semplice che manifesta il suo sdegno tramite, appunto, l’espressione  “Che Amarezza” che sopraggiunge quando non ci sono più parole, quando tutto è perduto e rimane il dispiacere di non poter aggiungere altro.  Fassari, durante lo spettacolo, tenta di individuare i motivi che rendono l’uomo moderno così amareggiato ma l’unico consiglio utile per farvi fronte è saperci ridere su.

Lo abbiamo incontrato in occasione della sua tappa marsicana ad Avezzano lo scorso 9 novembre, per la prima edizione della stagione teatrale del Teatro Off Limits al Castello Orsini Colonna.

Lei si trova ancora in Abruzzo, qualche settimana fa a Gessopalena, poi L’Aquila, ancora una volta Avezzano. Cosa devono aspettarsi gli spettatori abruzzesi da questo nuovo spettacolo “Che amarezza”?

Ma nulla, quando si va a teatro si cerca di capire cosa accade sul palcoscenico e divertirsi! Nel tentativo di indagare i motivi che rendono l’uomo contemporaneo così amareggiato è nato questo spettacolo che lascia allo spettatore come unica via di fuga per sfuggire ai dispiaceri della vita quella di sorriderci su. Nel mio caso, inoltre,  cerco anche di capire cosa è piaciuto al pubblico e cosa no e poi provo a correggerlo!Questo è un genere di spettacolo che si adatta alle modifiche. In 3 repliche ho cambiato già diverse cose, perché nel corso della messa in scena si comprende cosa funziona di più e cosa di meno, quando è necessario spingere sulla comicità e quando invece è bene intrattenersi con il pubblico con qualche discorso un po’ più intimo, più raccolto..

…e ci sono stati momenti di improvvisazione sul palcoscenico che non aveva previsto?

No, no, non ve ne sono stati.

Come nasce questo spettacolo?

Nasce da Antonello Fassari che voleva fare qualcosa per conto suo! Per usare una metafora teatrale, perché non riesco a chiacchierare e basta, Eduardo divideva gli attori in 5 categorie: parolai, battutari, facce toste, attori ed artisti. Cosa che dico anche nello spettacolo! Siccome non sono nè un parolaio, nè un battutaro nè una faccia tosta non posso mettermi lì e fare uno spogliarello, sarei pornografico. Mi metto lì, sul palcoscenico e cerco comunque di sfruttare le metafore teatrali. In questo caso il rapporto con Cesare è un rapporto con una voce, ma soprattutto con un personaggio, quindi con una maschera. Ma è Antonello che guida il gioco, Cesare non ci sta. Poi alla fine lui crede di farmi un funerale ma in realtà lo faccio io a lui.

Come ha vissuto personalmente  il rapporto con Cesare? Amore e Odio o solo Amore?

No, solo amore! Devo dire la verità, paradossalmente, il pubblico apprezza di vedermi nei panni di un personaggio così ingombrante e poi accetta anche di vedermi in altri ruoli, magari completamente diversi. Non posso dire lo stesso degli addetti ai lavori  e non so il perché nè quale sia il problema, ma… stiamo superando anche questo in maniera brillante!

Questo spettacolo è un vero e proprio monologo: ha altre idee di monologo per se stesso, magari per il futuro?

No, questo è il OneManShow, è il mio monologo. Tra il 2005 e il 2015 ho portato in giro un altro monologo, “La ricotta di Pasolini”, ma ora basta. Adesso il prossimo progetto dovrà vedere coinvolti sul palcoscenico almeno 2/3 personaggi..

…sarà difficile?

…più che altro è difficile convincere i produttori a fare qualcosa con 2/3 attori, tutto lì! (ride ndr).

Foto Teatro Off Limits